Solo gli Ultras vincono sempre

di Antonio Ionà

foto: Area Comunicazione Us Catanzaro

È un clima surreale quello che caratterizza la lunga marcia di avvicinamento a Catanzaro-Parma, un’attesa spasmodica di un pubblico in visibilio che sogna ad occhi aperti un primo posto in solitaria. Il tutto esaurito dello stadio si registra già a 5 giorni dalla partita, quasi in concomitanza con l’incredibile sold-out del settore ospiti del Marassi per il match in esterna con la Sampdoria del 1 ottobre: è altissima la febbre giallorosa!
Più passano i giorni, più diminuisce il tempo che ci separa dal fischio d’inizio; più si riduce il tempo e più  cresce l’ansia. È una sensazione di malessere che condivido con due cari amici – tanto tifosi, quanto profondi conoscitori del gioco – con cui mi ritrovo ad ipotizzare su come i crociati ci affronteranno. La paura è che il Parma, per la sua struttura, potrebbe risultare perfetta per far emergere i punti deboli del Catanzaro, sapientemente nascosti da mister Vivarini tramite un ipnotico fraseggio. La lentezza dei nostri centrali difensivi e la loro scarsa fisicità potrebbero essere agilmente sfruttati dai nostri avversari dotati di un attacco tanto veloce, quanto forte fisicamente. Il terrore è che questo “Taranto con i fenomeni” avrebbe potuto attrarci in una spirale perversa offrendoci, da una parte, di tenere il pallino del gioco e, dall’altra, ricambiando la cortesia con repentini e letali affondi.
È domenica ed in una cornice di pubblico straordinaria avvolta da un’atmosfera elettrica l’incubo – sul quale più e più volte si era ragionato – purtroppo diventa subito reale. Biasci, come già accaduto in un altro recente incontro, manda fuori un tiro più facile da segnare che da sbagliare e poco dopo il Parma, per un chiaro errore di posizionamento difensivo, passa in vantaggio.
Palla ancora a noi, difesa che si alza fino a 60 metri dalla porta – costringendo Scognamillo e Brighenti ad avere dietro le spalle enormi praterie – e il Parma che di ribattuta passa ancora, questa volta su rigore causato dal vano e disperato tentativo di recuperare, con un’improbabile scivolata, del nostro roccioso difensore napoletano.
Passano i minuti, inesorabili, ed i gol alla fine della fiera saranno 5 per i nostri avversari, conditi da un’altra enorme perdita: il grave infortunio dell’insostituibile Mario Situm, causato da un improvvido intervento del terzino ducale.
Senza voler entrare in analisi tecniche, mi permetto di osservare che per competere alle alte quote di questa serie B, è necessario alzare il livello agonistico e di competitività dei singoli, perché altrimenti l’aria, facendosi più rarefatta, per alcuni puà diventare irrespirabile.
Dopo l’ultimo gol dei nostri avversari guardo la curva dei crociati che festeggia, mentre il mio settore, invece, è piombato nel più nero sconforto.
È qualche anno che manco da Parma, città strana che non ho mai amato. Ricordo ancora l’ultimo treno preso d’autunno, la nebbia, la solitudine della stazione immersa nel silenzio. La tristezza del momento, al sol pensiero, si fa più forte finché, guardando ad Ovest, al di sotto del moto perpetuo dei bandieroni, vedo la Curva Massimo Capraro infiammarsi. I suoi ragazzi, ancora una volta, anche nel momento più difficile, chiamando a raccolta lo stadio ed il suo popolo, riaccendono la speranza che divampa immediatamente: il Nicola Ceravolo prende vita ricordando a tutti, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che nulla scalfisce l’amore per il nostro amato Catanzaro, nemmeno la sconfitta più cocente.

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