Emozioni di un tempo passato

Di Alberto Scerbo

Confesso di non avere mai amato le feste di compleanno, neppure le mie, visto che non ho mai festeggiato, e neanche quando ero ragazzino, mi sono solamente rassegnato a quelle organizzate per e dai miei figli. Eppure la festa per i cinquant’anni di Sonny Barbuto ha rappresentato una splendida eccezione, non solamente per il sorriso sincero e la generosità di Sonny e per il clima di convivialità e di serenità che si è respirato, ma anche per le due magnifiche ore trascorse con l’indimenticabile, e indimenticato, papà Albino e con l’amico di vecchia data Scarpino. Mario Mirabello, Fabio Migliaccio ed io ci siamo alternati nelle sollecitazioni, nelle domande e nelle richieste di ricordi di un’epoca forse lontana, ma vicina nel cuore, e di uomini e cose di altri tempi, più semplici, ma forse più sinceri.È sembrato un incontro tra vecchi amici, accomunati dalla passione per i colori giallorossi, intenti a rievocare, e ad onorare, chi non c’è più, a riportare alla memoria fatti dimenticati, a glorificare gesta intrepide di presidenti, dirigenti, allenatori e giocatori di un mondo ormai inesistente e anche a rammaricarsi di occasioni perdute o di scelte sbagliate.
Dalle nebbie del passato sono riemerse le esperienze giovanili dei campionati della squadra delle riserve, della De Martino e della Primavera, quando i ragazzi si impegnavano a mettere in difficoltà i titolari o ad affrontare campioni o futuri campioni come Juliano per mostrare le proprie qualità, nella speranza di un salto di categoria e di una convocazione in prima squadra. E d’improvviso è ricomparsa la figura di Vittorio Masci, storico portiere della prima promozione in Serie B alla fine degli anni Cinquanta e poi fine signore chiamato a formare e preparare i calciatori del futuro. Con un vulnus interiore di chi ha mancato l’opportunità di calcare i campi della serie B, meritata, ma sfuggita per il gioco del caso o del destino.
Non poteva certo mancare la richiesta ad Albino Barbuto di raccontare la famosa partita con il Brescia, fondamentale per la promozione in serie A, con la marcatura asfissiante e decisiva sul centravanti De Paoli, fortissimo cannoniere del tempo, già in forza negli anni precedenti nella Juventus vincitrice dello scudetto nella stagione 1966-67 e semifinalista nella Coppa dei Campioni del 1968, e con tre presenze ed una rete in nazionale nel corso del 1966. E di esprimere le emozioni provate successivamente a giocare da titolare nel primo spareggio contro l’Atalanta. Con il consueto garbo e con la proverbiale discrezione che lo contraddistinguono, Barbuto ci ha catapultato per alcuni minuti nell’atmosfera incantata degli inizi degli anni Settanta, quando il Catanzaro, prima squadra calabrese, ha conosciuto per la prima volta la serie A.
E a questo punto è iniziato un altro capitolo, che ha toccato i giocatori catanzaresi di quell’avventura giallorossa. Io mi sono permesso di chiedere notizie di un giovane calciatore originario di Catanzaro Lido, Antonio Nisticò, che aveva militato nella formazione cittadina tra il 1963 e il 1966, di cui mi aveva sempre tessuto le lodi mio padre, ma di cui non ho alcun ricordo. Barbuto è stato categorico nell’affermare che si trattava del giocatore più talentuoso che avesse conosciuto, non emerso per come avrebbe potuto. Mi sono commosso al pensiero che mio padre aveva riconosciuto il valore di una giovane promessa, ma ho anche compreso in quel momento le ragioni di chi, come lui, aveva deciso di allontanarsi dagli spalti del Militare, poi Comunale, per la mancata valorizzazione dei prodotti del vivaio locale. Mi sembra di rivedere me stesso perplesso di fronte a tre acquisti della compagine che si apprestava a disputare il primo campionato di serie A provenienti dal Crotone, il portiere Bertoni, il difensore Pavoni e il centrocampista Bassi, che già allora non mi apparivano come più forti dei nostri Barbuto e Barone. Il riservato Albino si è astenuto da ogni commento, sebbene il silenzio fosse più eloquente di qualunque parola. Ha solamente accennato alla decisione forse sbagliata di lasciare il Catanzaro in serie A per accettare il trasferimento al Crotone in serie C, insieme ad un Emilio Barone, dotato di classe sopraffina e di ottima visione di gioco, ma che, per pregiudizi incomprensibili, non era stato ritenuto idoneo fisicamente a completare la rosa giallorossa! Bah! Quando sono comparsi i primi accenni di mestizia, il dialogo si è interrotto, nella convinzione che i bei ricordi rimangono chiusi dentro di noi e che lo sguardo verso il futuro è la migliore medicina per continuare a vivere in un’aura di serena felicità.
Grazie Albino Barbuto, grazie Scarpino, per quanto vissuto con i colori giallorossi, ma anche per la lezione di passione, di calore e di signorilità che continuate a trasmettere. A noi il compito di ricordarvi e di farvi ricordare. Perché le vostre immagini rimangano nitide nel pantheon degli eroi dell’amato Catanzaro

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