Una serata di ricordi

RTC Catanzaro Sport ha il merito di proporre ogni settimana un approfondimento delle vicende delle aquile giallorosse caratterizzato da equilibrio, garbo e serenità. Si dialoga con i tifosi per telefono o da quest’anno mediante messaggi su whatsapp con il gusto di condividere una passione e nella consapevolezza di essere tutti uniti dallo stesso spirito. Senza mai essere offensivi e senza inutili polemiche e senza trasformare il sano campanilismo in guerra di frontiera, nel pieno rispetto delle opinioni altrui e soprattutto dei sentimenti di ognuno: la Calabria ha bisogno di unità, pur nella differenza, per riuscire a rialzare la testa e a valorizzare le grandi capacità presenti in questo popolo fiero, che è stato deriso e calpestato e sempre più spesso, purtroppo, mortificato anche dai propri figli, almeno da quelli che non gli hanno voluto e non gli vogliono bene.

La trasmissione, punto nodale di aggregazione di chi ama Catanzaro e il Catanzaro, è riuscita nel tempo, e riesce settimanalmente, a proporsi come esempio virtuoso di orgoglio per i colori della propria squadra, ma anche per le radici, le tradizioni e l’identità più profonda di sé. Ogni puntata racconta che noi siamo noi stessi, ma riconoscendo, sottilmente ed in modo sottinteso, l’esistenza di un destino comune e del valore più alto dell’umanità, che deve accompagnare le azioni di tutti, dentro e fuori lo stadio, nella vita di ogni giorno. La carrellata di ospiti che per tutto l’anno attraversa gli schermi dell’unica televisione di Catanzaro rende il mondo più piccolo e mostra come lo sport sia in grado di far incontrare chiunque sulla soglia del cuore, in quel luogo dove gli impulsi dell’anima incrociano le linee della ragione. 

In qualche occasione tutto questo traspare, senza volerlo, in maniera più evidente. È quanto accaduto lunedì sera, quando gli elogi del tecnico Foscarini per la bravura di Vivarini e per il gioco espresso dai giallorossi si sono depositati su una nuvola di nostalgia che si è andata addensando con il trascorrere dei minuti. 

A scagliare la prima freccia è stato il mitico Massimo Palanca, che, tra un ricordo e l’altro, ha evidenziato il gran lavoro fatto dall’allenatore per costruire una squadra bella da vedere, ma anche efficace nei risultati, grazie soprattutto alla capacità di correggere i difetti e di variare l’approccio alle partite in corrispondenza alle caratteristiche degli avversari. Ha, quindi, dato rassicurazione sulla volontà della società di intervenire sul mercato in ragione della posizione di classifica al termine del girone di andata, ma, al contempo, ha ammonito sulla necessità di continuare a vivere questa stagione di ritorno nel calcio che conta con la leggerezza e la libertà di sempre, senza abbandonarsi a sogni e attese spasmodiche.

La telefonata di un telespettatore ha aperto in modo definitivo lo scrigno della memoria, poiché ha rievocato il tempo in cui le sue fotografie dal campo si accompagnavano alle radiocronache delle partite degli anni Ottanta e Novanta curate da Mario Mirabello. Si è ricordato in  particolare un derby vinto dal Catanzaro a Cosenza, finito con l’assalto dei tifosi rossoblu alla cabina giornalistica e il “salvataggio” del radiocronista ad opera del compianto collega della RAI Emanuele Giacoia. 

Il periodo eroico delle radiocronache svolte con l’ausilio del telefono a disco o a gettoni, magari dal balcone di una casa privata, è stato ripreso dal giornalista Eugenio Gaspari della redazione sportiva della radio Latte e Miele di Ascoli, che ha riportato indietro negli anni anche gli ospiti presenti in studio. Sono ritornate alla mente le radioline transistor con le quali si seguivano le partite in trasferta nelle gite domenicali e le emozioni che scaturivano dalle voci di chi, con profonda passione e con il sacrificio della tranquillità familiare del fine settimana, si era assunto il compito di narrare dagli stadi di tutta Italia le vicende del Catanzaro. Mario Mirabello è stato il pioniere e l’alfiere della causa giallorossa, la voce che ha regalato le gioie più autentiche ai tifosi della squadra dei tre colli e li ha sorretti nei momenti più bui, colui che ha ideato una trasmissione che per diciannove anni ha alimentato l’amore per i colori del nostro cuore. Sempre con classe e signorilità. E ancora oggi guida tutti noi con l’entusiasmo di sempre e con l’esempio, e poche parole, ci indica la strada da seguire nel cammino sulla via dello sport, e anche della vita. E noi non finiremo mai di ringraziarlo per tutto questo.

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