I paradossi del calcio italiano

Ho studiato a Pisa, dove mi sono laureato in Giurisprudenza, e nel capoluogo toscano ritorno abitualmente anche per ragioni di lavoro: Pisa è, infatti, la mia seconda città del cuore ed ogni volta che ripercorro le sue vie mi sembra di fare un tuffo nel passato e di rivivere pagine indelebili della mia vita, che mi hanno aiutato a crescere e a fare scelte decisive nel mio percorso esistenziale. Sarei ritornato ancora una volta, in quest’occasione per seguire in trasferta gli amati giallorossi, anche per ovviare ad una mancanza degli anni universitari, visto che nell’Arena Garibaldi non ho avuto la possibilità di veder giocare il Catanzaro, ma qualche partita di serie B e lo scontro con il Napoli di Krol e Ramon Diaz del settembre 1982 in serie A. 
Sorge spontanea la domanda relativa ai motivi che impediscono a numerosi catanzaresi, anche a quelli che vivono in Toscana, di assistere alla prossima partita di campionato. Eh sì, perché sono tanti i catanzaresi che hanno studiato e studiano a Pisa e ci sarebbe da chiedersi perché dovrebbe crearsi qualche problema con i tifosi pisani, dal momento che non penso si assista ad una guerriglia giornaliera tra piazza dei Cavalieri e piazza dei Miracoli o a scontri continui tra i Lungarni e Corso Italia. La convivenza è una realtà abituale che si protrae da decenni, senza che mai si sia determinata alcuna frattura o contrasto insanabile.

La ragione è probabilmente costituita dal gemellaggio tra la tifoseria giallorossa e quella della Fiorentina, ma anche in questo caso si presume un’inimicizia e la possibilità di pericoli che sono tutti da dimostrare e che danno per scontato che chi frequenta lo stadio è animato da propositi bellici, non da passione sportiva. Ed allora sorge spontanea un’altra domanda: perché è stata impedita la trasferta dei tifosi catanzaresi a Brescia, dato il gemellaggio tra le due tifoserie? Evidentemente per un intento punitivo, a seguito delle vicende del derby con il Cosenza, senza, però, che siano state mai chiarite le dinamiche degli avvenimenti accaduti nella città bruzia.
Un dato è certo: la tifoseria giallorossa ha riempito gli stadi di tutta Italia e dappertutto ha dato lezione di civiltà ed è stata sempre applaudita per l’entusiasmo sugli spalti e per la correttezza di comportamento. Gli sfottò e i cori riempiranno sicuramente lo stadio pisano e non penso che i soliti venti facinorosi, che albergano in tutti i gruppi di ultras, possano condizionare scelte che limitano la libertà di una collettività. Forse sarebbe il caso di vigiliare sulle frange estremiste del tifo e di isolarle, non di colpire tutti i tifosi in maniera indiscriminata.  

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