Tutti vicino a Brighenti

Nicolò Brighenti non sta attraversando un momento felice. Nel cervello dei sostenitori giallorossi è lui il principale imputato delle innumerevoli reti subite di testa e di molti errori difensivi, perché non è altissimo, gioca troppo d’anticipo, a volte è irruento, e chi più ne ha più ne metta. Al termine della partita contro il SudTirol è diventato il capro espiatorio del pareggio subìto: sulla prima rete era in ritardo, sulla seconda ha abboccato alla finta di Pecorino e, dulcis in fundo, si è fatto espellere per un fallo a centrocampo. E quindi per Brighenti possiamo recitare il De profundis. Mi dispiace, ma io mi dissocio, per ragioni umane innanzitutto e per ragioni calcistiche dopo. Iniziamo dalle prime. Dentro e fuori dal campo vedo un uomo con un grande cuore, di poche parole, che ha sposato un progetto di vita prima che sportivo e ha trovato nel calore di una intera città il motivo per dimenticare le traversie del passato e godere dei piaceri di un presente fatto di soddisfazioni e serenità. Un uomo che, in silenzio, ha ripagato i catanzaresi con il massimo impegno e con inesauribile combattività, che non merita la nostra ingratitudine. Per coloro che hanno incrociato la morte sul loro cammino, e fatevelo dire da uno che l’ha incontrata due volte, e tengono i loro sentimenti serrati con forza dentro di sé, non c’è cosa più importante che sentire l’amore intorno, perché tutto il resto nel frattempo è diventato meno rilevante: ed allora non facciamo mancare a Brighenti il nostro affetto, perché questo è ciò che per lui conta di più. Passiamo agli aspetti più strettamente calcistici. Forse si è dimenticato che Brighenti ha trascorso la sua carriera interamente in serie B, con una stagione anche in serie A con la maglia del Frosinone. E che sia di una categoria superiore rispetto a tanti altri difensori che hanno calcato negli ultimi quindici anni il prato del Ceravolo ce ne siamo accorti tutti nella stagione precedente; e anche quest’anno non è che abbia visto chissà quali difensori migliori di lui, o di Scognamillo. La verità è che il Catanzaro attuale gioca in maniera differente rispetto a prima e Brighenti e Scognamillo sono stati chiamati, da soli, a caricarsi sulle spalle l’intera difesa e hanno tirato la carretta con estrema abnegazione, in perfetto ossequio ai dettami dell’allenatore. Perché i problemi della retroguardia non riguardano il singolo, ma l’organizzazione dell’intera fase difensiva. Ci sono precise scelte tattiche, come la richiesta di salire fino a centrocampo per giocare d’anticipo, che implicano qualche rischio, assunto, però, con consapevolezza, ragion per cui non si deve gettare la croce su nessuno. D’altra parte siamo orgogliosi del bel gioco espresso dal Catanzaro e dei complimenti ricevuti da tutti? Il merito è delle scelte di Vivarini e degli interpreti sul campo, quindi godiamoci quello che abbiamo e accettiamo i rischi con il sorriso. Quanto all’ultimo incontro casalingo con il SudTirol, due considerazioni. Ricordiamoci che il pareggio è stato siglato proprio da Brighenti e a questo proposito devo confessare che io e mia figlia abbiamo festeggiato più del normale, perché a noi Brighenti è sempre piaciuto, come calciatore e come persona, e aspettavamo questa rete da due anni. Per quanto riguarda l’espulsione, Brighenti ha messo in atto quello che tutti avevamo auspicato, e anche questo non dimentichiamocelo, al termine della partita con il Modena, ovvero un fallo per evitare una pericolosa ripartenza. Pertanto, un applauso, che deve essere ancora più forte per la rabbia e il dispiacere trapelati dal suo viso e ben visibili sullo schermo televisivo. Comunque, senza dubbio Brighenti da qualche settimana è in affanno e quindi deve ritrovare la giusta tranquillità, sicché a noi tutti appassionati spetta il compito di aiutarlo e sostenerlo, uniti nelle difficoltà come nelle gioie. Mi auguro che da tutto lo stadio, a partire dalla mitica curva Capraro, si innalzi un coro di incitamento per il nostro centrale, in modo che possa sciogliersi la tensione e aprirsi ancora una volta in un sorriso sereno. Amare il calcio significa anche andare al di là del calcio e ricordarci che prima, e oltre, i calciatori esistono gli uomini.

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