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La responsabilità di chiamarsi Iemmello 

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Il Catanzaro cade ad Empoli dopo un trittico di partite straordinarie e torna al centro dell’attenzione la mancanza di equilibrio da parte della tifoseria, quella a cui piace parlare molto per fare analisi inadeguate e non quella che ama veramente i colori giallorossi e sostiene la causa giorno per giorno, nel bene e nel male.

E balza fuori, dopo la gara persa per l’episodio del fallo di mano, il nome che nessuno di noi, nessun catanzarese col sangue giallorosso, si può permettere di discutere che è quello del Capitano Pietro Iemmello. Capitano è scritto con la C maiuscola non a caso perché Pietro rappresenta per noi la catanzaresita’ vera, il tifoso in campo che rincorre gli avversari contro il Venezia, quello delle lacrime di Padova, quello che alza i trofei della Lega Pro e non quello delle ipotesi balorde di leoni da tastiera che si permettono il lusso di dire cose assurde che nulla hanno a che fare col calcio.

Un errore tecnico ha favorito il calcio di rigore e le riprese sono chiare con il nove giallorosso che cerca di evitare l’impatto con l’avversario che arrivava con i tacchetti nello stesso momento in cui il pallone arrivava sul braccio per cui l’arbitro, attraverso l’ausilio del VAR, ha fischiato il calcio di rigore.

L’Empoli ha portato a casa una gara difficile in cui il Catanzaro aveva la grande chance della superiorità numerica, non sfruttata e che ha deluso tecnico e tifoseria. Ma da qui ad alimentare discorsi fuorvianti su Iemmello e riempirsi la bocca sui social, ce ne vuole e come. Anzi non ce ne vuole, permettetemi, perché Iemmello ha giocato 146 gare ufficiali con quella maglia addosso, quella maglia che ha tatuata sulla pelle, e realizzato 76 reti contribuendo a riportare Catanzaro e il Catanzaro nel calcio che conta.

Quando è tornato nel video di lancio del suo arrivo in giallorosso disse “non potevo negare al mondo di essere un catanzarese vero col sangue giallorosso” ed è così e lo ha dimostrato sul campo. Quando c’è lui tutto si colora di veramente di giallorosso, specialmente il nostro cuore si accende di orgoglio perché siamo rappresentati in campo da uno di noi e fuori dal campo da una famiglia catanzarese, il gruppo Noto, che ama questi colori e sta costruendo da un decennio un progetto a lungo termine con investimenti non di poco conto in campo e nella logistica.

E allora manteniamo l’equilibrio, cresciamo nella vittoria e nella sconfitta, non sprechiamo fiato su discorsi inutili che creano dubbi e malcontenti. Specialmente su chi ha fatto la storia del Catanzaro e continuerà a farla. Chi scrive ama questi colori e Iemmello e ho già nostalgia di quando smetterà di giocare e di vestire quella gloriosa maglia perché so già che uno così non lo rivedrò più. Pietro, Palanca, Corona e altre poche bandiere sono la “Generazione Catanzaro” che non ci sarà. E allora Pietro, dico a te, di perdonarli perché non sanno quello che dicono e di continuare a fare quello che meglio sai fare al mondo. Giocare a calcio e farci sognare. Ti voglio bene, King!

CREDIT FOTO: US Catanzaro 1929

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