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La forza della passione sportiva

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La forza della passione sportiva

Da oltre trent’anni insegno all’Università e questa settimana mi è capitato di tenere una lezione all’interno della casa circondariale di Siano. Non si tratta di una novità, perché per diversi anni ho tenuto il corso di filosofia del diritto nell’ambito del Polo universitario in carcere, ma questa volta è accaduto qualcosa di nuovo. Prima di iniziare l’incontro seminariale si è, infatti, avvicinato un detenuto, che si è voluto confrontare non su questioni giuridiche o su aspetti processuali, bensì sulle sorti delle aquile giallorosse. Si è parlato, così, della partita con lo Spezia, sull’importanza delle due prossime gare casalinghe e sull’innesto dei nuovi acquisti Antonini e Petriccione. Ha auspicato due vittorie per raggiungere la meritata salvezza e si è dichiarato fiducioso per il prosieguo del campionato, nella convinzione che il Catanzaro ha tutte le carte in regola per disputare un torneo di vertice e partecipare ai play off. Non ha mancato, quindi, di svolgere alcune riflessioni sul futuro dell’assetto difensivo, con l’inserimento di Antonini accanto a Brighenti e Scognamillo, magari per ritornare ad una difesa a tre, o senza alterare l’impostazione attuale con Situm a coprire la fascia destra. Nessuna meraviglia per le disquisizioni tecniche e tattiche di un appassionato di calcio tifoso del Catanzaro, se non fosse stato per la confessione di essere contento di poter scambiare qualche idea con me, perché “vi seguo sempre, il lunedì non mi perdo mai la vostra trasmissione”. Sono rimasto colpito, perché in verità non ho mai pensato al fatto di poter essere presente anche in un luogo come il carcere. Ed invece il calcio e l’amore per la propria squadra del cuore può costituire, e costituisce, un elemento di sostegno a chi vive una situazione difficile. E le parole, anche le discussioni, che riempiono uno studio televisivo possono rappresentare un legame con la famiglia e la città, una speranza di riappropriarsi della propria vita e di considerare la condizione del momento una parentesi, dolorosa ma provvisoria. Quello che accade all’esterno delle mura non è, quindi, qualcosa di estraneo, ma è parte integrante di sé, espressione di un presente che si ha voglia di mantenere intatto, per non dimenticare ciò che si è. Questo incontro deve farci comprendere quanta importanza ha la passione calcistica per sentirsi parte di una stessa comunità, ma anche come noi tutti, attori visibili e invisibili di una trasmissione televisiva, possiamo accompagnare chi sogna di ritornare ad un’esistenza migliore. Ci siamo lasciati con l’augurio di incontrarci sugli spalti del Ceravolo, per abbracciarci, chissà, per una goal del nostro Iemmello.

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