Il tatuaggio impresso sulla pelle recita 24.05.2026, la data esatta che ha sancito il ritorno del Deportivo La Coruña nella Liga spagnola. Giacomo Quagliata ha celebrato così l’apice di una rinascita sportiva e personale, sbocciata a chilometri di distanza dalle coste galiziane. L’esterno mancino nato a Palermo ha ritrovato la propria dimensione calcistica sui tre colli, durante i sei intensi mesi trascorsi in maglia giallorossa nel 2025. Prelevato in prestito dalla Cremonese grazie a un’intuizione del direttore sportivo Ciro Polito, il difensore ha ricucito i fili di una carriera che rischiava di avvitarsi su se stessa. Intervistato in esclusiva dai microfoni di GianlucaDiMarzio.com, a margine dell’uscita del documentario “Deportivo, que Locura: A Coruña riscopre la Liga”, il laterale ha svelato un attaccamento viscerale a una piazza capace di rigenerare uomini prima ancora che atleti.
La parentesi vissuta in Calabria ha tracciato uno spartiacque netto nel percorso agonistico del classe 2000. Sbarcato al Ceravolo a metà gennaio 2025, ha offerto un contributo tangibile alla cavalcata della truppa catanzarese. Il ruolino di marcia descrive un impatto tecnico e agonistico di altissimo profilo. L’esterno ha collezionato 18 presenze complessive tra stagione regolare e appendice playoff, firmando 2 reti e fornendo 4 assistenze decisive ai compagni. Il primo squillo personale in maglia giallorossa è arrivato l’8 febbraio, griffando la marcatura del definitivo pareggio per 1-1 nella complessa trasferta di Frosinone.
Questi numeri certificano la solidità del rendimento. Le cifre non bastano però a misurare la profondità della connessione emotiva instaurata con l’ambiente cittadino. Riavvolgendo il nastro della memoria davanti ai cronisti di GianlucaDiMarzio.com, le sue frasi sgombrano il campo da qualsiasi formalismo di rito sportivo.
“Contro il Monza ho fatto il tifo per loro come se fossi un ultras: la piazza di Catanzaro mi ha dato davvero tanto. Mi ha risollevato da un periodo complicato”.
Parole secche. Il legame è rimasto intatto anche dopo la fisiologica separazione professionale consumatasi sull’asse Cremona-Spagna alla fine di quel torneo cadetto. Assistere a distanza alle fatiche dei vecchi compagni, impegnati a sfiorare la massima serie negli spareggi promozione, ha innescato un tifo primordiale. L’esperienza agonistica sui tre colli ha restituito al giocatore la totale consapevolezza dei propri mezzi. Ha fornito la spinta propulsiva necessaria per affrontare il successivo salto nel calcio estero.
Il trasferimento a titolo definitivo nella penisola iberica, ratificato il 30 luglio 2025, ha assecondato una vocazione antica. Il ragazzo cresciuto in Sicilia inseguiva da tempo i grandi palcoscenici spagnoli. L’approdo in una piazza storica e blasonata come quella del Depor ha rappresentato il coronamento di un lungo viaggio.
“Ho sempre desiderato venire in Spagna. E qui sono stato accolto benissimo. Per me è un orgoglio rappresentare questi colori: fin da quando sei piccoli sogni di far parte di una realtà come questa”.
L’impatto con la caldissima tifoseria blanca y azul ha generato vibrazioni fortissime. Entrare a far parte di questo particolare tessuto sociale richiede dedizione assoluta. L’atleta decodifica la perfetta simbiosi con l’ambiente galiziano attraverso l’osservazione delle dinamiche quotidiane. La passione calcistica si respira in ogni angolo del centro cittadino.
“Qui lo stadio si accende con poco: l’energia è davvero contagiosa. Anche durante la settimana c’è qualcuno in giro per la città che indossa la maglia del Depor: nasci già con questi colori addosso. La città vive per questo”.
Esiste un filo invisibile che lega l’attuale residenza spagnola alle origini isolane del calciatore. Ritrovare la costante vicinanza dell’oceano ha agevolato enormemente il suo inserimento nel nuovo contesto urbano. Le lunghe camminate sulla sabbia del Riazor, con l’imponente impianto sportivo a dominare la linea dell’orizzonte, offrono il rifugio ideale prima delle battaglie domenicali. L’acqua salata restituisce l’odore rassicurante di casa. Concilia la necessaria concentrazione pre-gara.
“Entrambe vivono di calcio. Mi piace tantissimo passeggiare nella spiaggia del Riazor, si vede lo stadio. Il mare mi aiutare a riflettere, mi regala tante emozioni e mi rilassa prima delle partite”.
Per comprendere appieno la granitica solidità mentale dell’uomo, ribattezzato “il gladiatore” dai suoi attuali sostenitori, occorre esaminare le tappe di una gavetta spietata. La traiettoria sportiva ha preso il via sfidando a muso duro le asperità delle categorie dilettantistiche. L’adolescenza calcistica si è frammentata tra i campi in terra battuta della Polisportiva Calcio Sicilia e i tornei giovanili della LND, prima dell’approdo nel prestigioso vivaio della Pro Vercellinell’estate del 2016.
Il battesimo del fuoco tra gli adulti è avvenuto sui campi ruvidi della Serie D, sudando le maglie di Latina e Bari. In terra laziale, il 2 dicembre 2018, ha bagnato il tabellino dei marcatori siglando una pesante doppietta nel netto 4-1inflitto al Ladispoli. Il successivo passaggio nel capoluogo pugliese ha coinciso con la vittoria del girone e la meritata promozione. Questo trionfo ha forgiato in via definitiva il carattere agonistico del giovane terzino.
Il rientro alla base piemontese nella stagione agonistica 2019-2020 sotto la guida tecnica di Alberto Gilardino ha sancito la totale maturazione tattica. Sedici presenze da titolare in Serie C hanno calamitato le attenzioni degli scout internazionali. L’episodio che ha cambiato una carriera intera si è consumato il 5 ottobre 2019 durante il Derby del Riso contro il Novara. Un assist al bacio servito a Gianmario Comi dopo appena 16 secondi dal fischio d’inizio ha stregato un emissario dell’Heracles Almelo, giunto per caso sugli spalti dopo il rinvio di un diverso match visionato in precedenza.
L’esperienza olandese ha ingigantito il bagaglio tecnico del laterale. Divenuto il primissimo italiano nella secolare storia del club bianconero, ha debuttato in Eredivisie il 22 novembre 2020 contro i colossi dell’Ajax. Il 3 aprile 2022 è prepotentemente entrato in una ristretta cerchia di connazionali, insaccando la rete che ha sbloccato la sfida contro il Fortuna Sittard. L’esecuzione lo ha reso il quarto giocatore azzurro ad aver timbrato il cartellino nel massimo campionato dei Paesi Bassi, succedendo a profili storici come Marco De Marchi, Kingsley Boateng e Graziano Pellè.
Il ritorno nella penisola italiana nell’estate del 2022 ha schiuso violentemente le porte del palcoscenico principale. La dirigenza della Cremonese ha investito 2 milioni di euro per garantirsi le prestazioni sportive del talento siciliano, consegnandogli le chiavi della fascia in Serie A. L’esordio nella categoria regina, datato 14 agosto nella sfortunata trasferta di Firenze, ha segnato il traguardo intermedio di un’escalation formidabile. Il duro lavoro settimanale ha trovato la naturale sublimazione con la chiamata della Nazionale Under 21 di Paolo Nicolato. Ha onorato il debutto azzurro il 16 novembre 2021 in amichevole contro la Romania, per poi trovare la soddisfazione del gol il 14 giugnoseguente nel 4-1 inflitto all’Irlanda.
L’impressionante progressione verticale poggia le sue basi su un baricentro privato assolutamente inattaccabile. Le feroci distanze geografiche imposte dai ciclici trasferimenti vengono annullate dalla solidità della rete familiare. Le difficoltà ambientali evaporano grazie al nucleo originario.
“Loro e la mia ragazza mi hanno sempre supportato e sopportato. Sono due spalle fondamentali per la mia vita”.
Una serenità intima incrollabile che lascia campo libero anche a inclinazioni personali sorprendenti, come la passione viscerale per la musica napoletana svelata al portale GianlucaDiMarzio.com.
“Mi piace cantare il neomelodico vecchio stile”.
Dietro la corazza fisica del cursore di fascia infaticabile si cela un’essenza umana modellata esclusivamente dal rettangolo verde. Il cuoio tra i piedi rimane l’unico filo conduttore capace di unire i campetti impolverati, le trasferte gelide in nord Europa, i trionfi in terra spagnola e il fondamentale riscatto calabrese. L’ammissione finale chiude il cerchio e suona come una vera dichiarazione di fede.
“Cosa mi rende me stesso? Vivere le emozioni che mi dà questo sport perché sono nato con la palla nelle piedi. Mio nonno aveva una scuola calcio. E stavo lì dalla mattina alla sera. Senza queste emozioni non sarei Giacomo Quagliata“.
L’onda lunga del rendimento offerto in maglia giallorossa continua inevitabilmente a produrre i propri preziosi effetti lontano dai confini nazionali. La lucida competenza strategica della dirigenza calabrese ha saputo incidere chirurgicamente sulle motivazioni interiori di un atleta in cerca di rilancio. I sei mesi ruggenti vissuti al Ceravolo hanno riattivato un motore ingolfato, restituendo al calcio continentale un interprete feroce e tatticamente affidabile. Ripartire da questa comprovata capacità di attrarre e rigenerare profili tecnici di assoluto spessore costituisce la pietra angolare su cui edificare i futuri successi del club. L’impronta umana lasciata dal tessuto sociale cittadino ha resistito all’usura del tempo e della distanza geografica, dimostrando senza smentite che il calore viscerale della piazza possiede un peso specifico di gran lunga superiore a qualsiasi asettico calcolo di mercato.
CREDIT FOTO: Deportivo La Coruña