Vivarini è caduto, viva Vivarini

A Madonna di Campiglio esiste la pista 3Tre, il Catanzaro ha inaugurato una nuova pista, o forse un nuovo scivolo, la 3Tre3, corrispondente alle montagne russe percorse dai giallorossi in queste ultime giornate. Tre sconfitte, tre vittorie e di nuovo tre sconfitte: andamento altalenante?, mi sembra quantomeno inesatto, soprattutto per le ultime tre prestazioni, che non possono essere tutte valutate allo stesso modo. La sconfitta casalinga contro il Brescia sembra più la conseguenza di un attacco di follia, poiché allo stadio Ceravolo si è assistito a due partite differenti, un primo tempo stratosferico, in cui il Catanzaro avrebbe potuto chiudere anche con quattro reti di vantaggio, ed un secondo tempo incomprensibile, con la squadra che è sembrata rimasta negli spogliatoi e interamente sostituita da undici comparse raccattate sui campetti di periferia. Le due cadute esterne sono anch’esse diverse, perché ad Ascoli si è rimasti impigliati nella rete tesa da Castori, accompagnata da manganelli e pestoni, come vuole la migliore tradizione dei corsari combattenti per la sopravvivenza, mentre a Reggio Emilia si è incorsi nello sfaldamento da digestione postnatalizia, con calciatori sonnacchiosi e poco lucidi.
Confesso che se avessi scritto qualcosa venerdì sera o nel primo pomeriggio di ieri, mi sarei scagliato, invocando i santi del calendario e dando spazio al linguaggio meno forbito di cui sono capace, contro il timoniere giallorosso. E avrei sbagliato, preso dalla foga della delusione e dalla rabbia repressa. Certo, qualche errore Vivarini l’ha commesso nello scontro con le rondinelle lombarde, perché, diciamoci la verità, non ha azzeccato neanche un cambio, a partire dalle sostituzioni di Katseris e Ambrosino. E che dire della formazione iniziale vista contro la Reggiana? Boh, con una fascia destra occupata dall’inedita coppia Krastev, che, a proposito, abbiamo scoperto che non è affatto scarso, e D’Andrea e con Sounas nella insolita veste di seconda punta accanto ad Ambrosino.
Però, poi mi sono fermato a riflettere e ho cominciato a comprendere che il prode allenatore giallorosso non è impazzito all’improvviso, ma ha semplicemente constatato che senza Iemmello, e forse anche senza Veroli, e in assenza di sostituti all’altezza, perché di Donnarumma si sono perse le tracce e Krajnc è una pallida imitazione di un esterno di difesa, l’unica risorsa disponibile è l’invenzione. Da qui la rotazione dei centrocampisti, gli esperimenti offensivi e le prove di sostenibilità sulle fasce, con la speranza di rimediare a limiti strutturali. E non dimentichiamoci che qualche invenzione era stata già collaudata nel corso delle precedenti giornate, con cambi di modulo, inserimento di giocatori di copertura e spostamenti di posizione.
Ma il materiale umano è quello fin qui osservato. E, al di là delle qualità tecniche dei giovani, qualcosa indubbiamente manca, in difesa come in attacco, sulla fascia destra come su quella sinistra. Ora, meno male che è arrivata la sosta lunga, perché così si possono smaltire le fatiche fisiche, ma soprattutto si può fare il punto della situazione e tornare sul mercato invernale con le idee chiare, per cercare di puntellare ciò che non funziona.
Continuo a ritenere che il Catanzaro può competere con le migliori della cadetteria e giocarsela fino alla fine anche per qualcosa al di là dei playoff, perché nelle vittorie come nelle sconfitte ha fatto tutto da solo, come si suol dire se l’è cantata e se l’è suonata. E allora, niente disperazione e niente imprecazioni, soltanto lucidità, impegno e consapevolezza delle proprie qualità. Nel girone di ritorno sono convinto che non assisterò a nessun altra sconfitta casalinga. E male che vada inizio a prenotare il mio posto per la fase successiva, toccando ferro e tutto quello che è necessario. Bari, della scorsa stagione, docet. 

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