Il Catanzaro ha vissuto una delle giornate più nere della propria storia, travolto dall’Ascoli tra le mura amiche, che gli rifila sei gol: un’onta mai subita in quasi cento anni di esistenza. Chi fino a ieri si era voltato dall’altra parte, spacciando la propria remissività per amore dei colori giallorossi, forse ha finalmente compreso che piegare il capo lo ha reso complice di un progetto scellerato. Eravamo stati additati come nemici della patria. Non serviva però grande acume, ma soltanto spirito libero, per comprendere che subito dopo il fischio finale di Monza-Catanzaro il sogno stava iniziando a sgretolarsi. Speriamo non sia troppo tardi.
Paga l’allenatore, banalmente l’anello più debole della catena, ma la decisione, che appare difficile definire una soluzione, risulta tardiva, inefficace e parziale. Tardiva, perché si sarebbe dovuto comprendere ben prima della sosta che mister Gorgone non era all’altezza del compito affidatogli; inefficace, perché la squadra presenta gravissime lacune tecniche, tattiche e strutturali; parziale, perché resta al proprio posto chi ha costruito una rosa totalmente inadeguata per il campionato di Serie B e al quale è stato affidato il compito di individuare il nuovo allenatore, il terzo della stagione, pur essendo ancora ad ottobre, e di condurre il mercato invernale.
Proviamo a sforzarci di individuare qualche elemento positivo in questo momento di totale confusione. Sinceramente, l’impresa appare ardua. È Michele Mignani l’allenatore prescelto per tentare di risollevare una squadra ultima in classifica. Non sappiamo se il nuovo tecnico del Catanzaro avrà il peso e l’autorevolezza necessari per pretendere fin da subito i rinforzi indispensabili a puntellare due reparti, difesa e centrocampo, che farebbero fatica persino in terza serie. Non immaginiamo inoltre, ma a onor del vero la domanda appare quasi superflua, se il nuovo staff riuscirà a rimettere in sesto sotto il profilo atletico e fisico una rosa che, finora, è apparsa costantemente in affanno rispetto a ogni avversario affrontato.
Amiamo troppo il Catanzaro per smettere di credere che ci sia ancora il tempo di raddrizzare il cammino. Eppure, il passato, che pensavamo di esserci lasciati definitivamente alle spalle, torna oggi a fare paura. Per continuare a crederci serve però una certezza: la reale volontà della società di difendere a tutti i costi la categoria. Servono umiltà, sacrifici economici e la capacità di comprendere la delusione e la rabbia di chi ha visto un sogno coltivato a lungo infrangersi proprio nel momento più bello.
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