Sabato 5 settembre, ore 15, Stadio Druso di Bolzano. Non sarà solo Sudtirol-Catanzaro, saranno due filosofie di gioco agli antipodi che si sono già incrociate tre volte in undici mesi, con un bilancio che si equipara per entrambe le compagini.
I precedenti recenti, categoria per categoria
Il primo capitolo risale al 24 agosto 2025, quando le due squadre si divisero la posta con un 1-1 in campionato. Il secondo è più fresco e più doloroso per i colori giallorossi: il 31 gennaio 2026 il Sudtirol si impose 2-1 al Druso. Il terzo, infine, è di appena poche settimane fa: il 15 agosto, ai trentaduesimi di Coppa Italia, il Ceravolo ha visto un Catanzaro generoso ma sfortunato, uscire ai rigori. Dopo un match giocato alla pari, come hanno confermato dalle parole a caldo dello stesso Gorgone: “settantacinque minuti di livello alto, peccato per il risultato”.
Tre sfide, tre risultati stretti. La sensazione, numeri alla mano, è che tra le due squadre non ci sia mai stato un abisso di valori, ma piuttosto un dettaglio o un episodio, a fare la differenza.
Sudtirol: la corazzata silenziosa di Possanzini
Chi si aspettava un Sudtirol in ricostruzione dopo il cambio di allenatore si è dovuto ricredere. Davide Possanzini, subentrato in panchina, ha impostato la squadra su un 4-2-3-1 solido e verticale: vittoria all’esordio contro la Virtus Entella (1-0), arrivata peraltro giocando in dieci per tutto il secondo tempo dopo l’espulsione di Stabile al 44′, ed un pareggio 1-1 nella trasferta di Benevento. Un avvio da imbattuti, cifra tanto più significativa se si pensa che contro l’Entella gli altoatesini hanno vinto, nonostante il 48% di possesso palla e un passivo netto nei tiri subiti (15 a 8). Il messaggio sembra chiaro: Possanzini ha costruito una squadra pragmatica, capace di soffrire e sfruttare il momento giusto, con Burnete o Merkaj come riferimenti centrale e un terzetto di trequartisti — Lopes, Vasic, Bjarkason — chiamato a innescarlo.
Catanzaro: un’identità che cresce
Il Catanzaro di Gorgone, al contrario, insegue ancora il primo squillo in campionato dopo il ko di Vicenza (3-2) e quello di Pisa (2-1), quest’ultimo arrivato con un fuorigioco millimetrico che ha cancellato il possibile pareggio di Mosti. Ma chi ha seguito le due gare ha visto una squadra in evidente crescita di personalità, ancora imperfetta nei dettagli ma sempre più solida nell’atteggiamento. Il modulo di riferimento resta il 3-4-2-1, ma l’infermeria giallorossa impone più di un ritocco per la trasferta di Bolzano: fuori sia Antonini fermato da un versamento al polpaccio, D’Alessandro alle prese con una lesione di basso grado al retto femorale che lo terrà lontano dai campi per circa due settimane. Assente anche Pafundi, che non ha ancora recuperato dal problema fisico delle ultime settimane. Per coprire i vuoti in retroguardia, Gorgone valuta l’arretramento di Candela nella linea a tre, con Ruggero e Verrengia a completare il reparto. Sulle corsie, sale di conseguenza la quotazione di Alesi per garantire spinta sull’esterno. In mediana restano i punti fermi Mosti e Petriccione, mentre il reparto offensivo si affida ancora una volta al fattore Iemmello, con Koffi tra le opzioni per completare il tridente d’attacco alle sue spalle.
La chiave tattica: chi comanda le fasce comanda la partita
Ed è proprio qui che si gioca la partita nella partita. Il 3-4-2-1 di Gorgone prevede quinti di centrocampo che agiscono di fatto come ali aggiunte, capaci di allargare il campo e creare superiorità numerica sulle corsie. Il 4-2-3-1 di Possanzini, invece, si affida a terzini più contenuti (Molina, Stabile, Veroli) ed a una batteria di trequartisti che si muove all’interno, cercando di attaccare gli spazi tra le linee piuttosto che l’ampiezza. Un duello che può diventare asimmetrico.
Le possibili scelte
Per Gorgone la partita rappresenta anche un bivio numerico: mantenere il 3-4-2-1 puro, con rischio di scoprirsi sulle ripartenze avversarie, oppure abbassare leggermente uno dei trequartisti a centrocampo nei momenti di non possesso, trasformandosi temporaneamente in un più prudente 5-3-2. La sensazione, memore anche di quanto visto in Coppa Italia contro lo stesso avversario, è che il tecnico giallorosso non stravolgerà l’assetto, ma affinerà i meccanismi di copertura proprio nella zona dove il Sudtirol ha fatto più male nei precedenti recenti.
Sul fronte opposto, Possanzini dovrà valutare se confermare l’undici che ha retto a Benevento — reduce peraltro da diverse assenze per squalifica e infortunio, da Stabile a El Kaouakibi — o inserire forze fresche a centrocampo per tenere botta. Il tecnico biancorosso, per sua stessa ammissione, sta ancora valutando “alcune soluzioni e alcune varianti, sia negli uomini che nella disposizione tattica”: segnale che nemmeno in casa Sudtirol la formazione è già scritta.
Il verdetto degli scacchi tattici
Se le due squadre confermeranno i moduli visti finora, la partita si deciderà probabilmente sulle corsie esterne: lì dove il Catanzaro cerca superiorità numerica e il Sudtirol prova a colpire in verticale. Una sfida di scacchi, prima ancora che di uomini, che promette equilibrio fino all’ultimo minuto.