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Catanzaro: Buona prestazione… ma senza punti

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C’è una sensazione difficile da scrollarsi di dosso dopo Pisa-Catanzaro. Non è soltanto quella di una sconfitta, che pure pesa perché arriva appena una settimana dopo quella di Vicenza. È soprattutto la sensazione di una partita che il Catanzaro aveva cominciato a indirizzare dalla propria parte e che, nel giro di pochi minuti, ha finito per consegnare agli avversari. Alla Cetilar Arena finisce 2-1 per il Pisa. I giallorossi passano in vantaggio con il solito Pietro Iemmello, bravo a trasformare in rete un preciso cross di Candela, ma subiscono la reazione dei padroni di casa: Canestrelli pareggia al 28’ con un colpo di testa piuttosto bizzarro, Leone completa il sorpasso appena due minuti più tardi.

Si rivedono le disattenzioni, la poca lucidità. Il vantaggio di Iemmello era il gol che avrebbe dovuto dare al Catanzaro la possibilità di giocare la partita secondo il copione più favorevole: difendere con ordine, sfruttare gli spazi e obbligare il Pisa ad aumentare progressivamente il rischio. È successo esattamente il contrario.

Il problema non è aver subito il pareggio. Nel calcio può succedere, soprattutto contro una squadra che aveva bisogno di reagire davanti al proprio pubblico

Il problema è ciò che è successo dopo.

Il Catanzaro non ha avuto il tempo, o forse la giusta concentrazione, per riordinarsi. Al 28′ Canestrelli trova il pareggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Due minuti dopo, una ripartenza del Pisa porta Leone davanti a Pigliacelli e vale il 2-1. In pochi istanti una partita che sembrava essersi messa sui binari giallorossi cambia completamente direzione.

È qui che il Catanzaro deve interrogarsi.

Perché prendere gol non significa necessariamente perdere il controllo di una gara. Il calcio concede quasi sempre la possibilità di reagire. Ma quando si passa dall’1-0 all’1-2 in così poco tempo, significa che qualcosa nella gestione del momento è mancato: attenzione, comunicazione, equilibrio, capacità di abbassare il ritmo della partita quando serve.

Il secondo tempo, invece, racconta tutta un’altra partita

Nella ripresa la squadra di Gorgone aumenta progressivamente la pressione. L’ingresso di Tchaouna per Candela modifica l’assetto e dà maggiore peso alla fase offensiva. Il Pisa arretra e comincia a difendersi con sempre meno possibilità di ripartire con continuità.

Ruggero va vicino al gol di testa, poi è Confente a diventare protagonista con una serie di interventi importanti. Iemmello ha una buona occasione ravvicinata, Tchaouna ci prova, Koffi impegna ancora il portiere nerazzurro.

Il pareggio, insomma, non sarebbe stato un risultato fuori dalla logica della partita.

Pareggio che infatti arriva. Mosti trova la rete sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ma il VAR interviene e annulla per fuorigioco.

Partita che finisce per 2 a 1 a favore dei padroni di casa. E quindi, tirando le somme, due partite e zero punti. È inevitabile che la situazione inizi a fare qualche rumorino.

Da un lato va comunque detto che il Catanzaro sta costruendo un gruppo in buona parte nuovo rispetto alla passata stagione e, inevitabilmente, ha bisogno di tempo per assimilare idee, automatismi e conoscenze reciproche. Nel calcio, però, la costruzione di una squadra non passa soltanto dalla qualità dei singoli, ma dalla capacità di riconoscersi nei movimenti del compagno, di sapere dove trovarlo prima ancora che il pallone parta, di fidarsi di una corsa e di un movimento perché diventati ormai parte di un linguaggio comune.

Sono dettagli che, quando cominciano a funzionare, fanno sembrare tutto più semplice: il passaggio arriva prima, la giocata diventa più veloce, il compagno può ricevere nello spazio perché sa che qualcuno ha già letto la sua intenzione. È quella sintonia che trasforma un insieme di buoni giocatori in una squadra vera.

Il Catanzaro deve arrivare a questo punto. E deve farlo evitando, nel frattempo, quei momenti in cui sembra quasi che qualcuno spenga improvvisamente la luce.

Perché è proprio lì che affiorano le incertezze: un passaggio sbagliato, una posizione persa, un contrasto affrontato con mezzo secondo di ritardo, una giocata che improvvisamente diventa complicata.

Ma c’è un dato altrettanto importante, e arriva proprio dal secondo tempo di Pisa: quel buio, nella ripresa, praticamente non si è più visto.

Il Catanzaro ha messo sotto il Pisa, lo ha costretto ad abbassarsi e lo ha aggredito con una qualità di gioco che lascia intravedere un potenziale tutt’altro che trascurabile. Ci sono state combinazioni rapide, fraseggi stretti, movimenti coordinati e azioni corali costruite con una naturalezza che, per una squadra ancora in fase di assemblaggio, rappresentano un segnale decisamente incoraggiante.

Forse, allora, è proprio qui che il Catanzaro deve trovare la sua maturità: imparare a non smarrirsi quando arriva il momento più buio. Perché, come ricorda il mago Silente, «La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce».

Ecco, al Catanzaro non manca la luce: deve soltanto imparare a non spegnerla

CREDIT FOTO: US Catanzaro 1929

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Scritto da
Giorgio Cosentini

Appassionato di calcio fin dall'infanzia. Cresciuto sui campi di calcio a 5, segue con entusiasmo il Calcio vivendo con particolare trasporto le vicende dell'US Catanzaro 1929.

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