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AAA cercasi Catanzaro

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La partita tra Catanzaro e Ascoli, disputata sabato 24 ottobre al Ceravolo per l’ottava giornata di Serie B, si è conclusa con un pesantissimo 1-6.

Il Catanzaro dell’ormai ex Mr. Gorgone ci aveva quasi convinti che qualcosa stesse finalmente cambiando.

Una partenza convincente, il bel gol di Koffi, fin lì poco abituato a ritagliarsi spazio e a far pensare a una rete del genere, e l’impressione che, stavolta, ci fossero davvero le premesse per una giornata diversa.

Poi, come se avesse voluto prima strizzare l’occhio al pubblico per guadagnarsi la fiducia e subito dopo voltargli le spalle, la squadra è sprofondata nell’abisso più totale, lasciando gli spettatori con la sensazione di essere stati illusi per il tempo necessario a ricominciare a crederci.

Infatti la risposta dell’Ascoli arriva appena tre minuti dopo, quando Silipo mette Gori nelle condizioni di ristabilire l’equilibrio.

E non finisce qui…

Al 32’ la squadra marchigiana passa avanti: D’Uffizi prepara il pallone per Acampora, che firma il sorpasso. Quattro minuti più tardi Oliveri confeziona l’assist per Gattoni, portando il punteggio sull’1-3. Prima dell’intervallo arriva anche il quarto gol degli ospiti: al 45’ Gori favorisce la conclusione vincente di Corradini, che manda le squadre negli spogliatoi sull’1-4.

La ripresa non delude mica…

Catanzaro ancora a passeggio sul verde prato del Ceravolo.

Al 53’ Milanese porta il risultato sull’1-5, mentre al 76’ Perciun serve Gori, che completa la propria doppietta e fissa il punteggio sull’1-6.

Alle 19.15, al fischio finale, il Ceravolo ha restituito al Catanzaro un’immagine che vale più di qualsiasi risultato. Tutta la squadra sotto la tribuna, davanti ai tifosi e agli ultras, mentre dagli spalti si levavano due messaggi inequivocabili: «Spendere, spendere, bisogna spendere per vincere» e «Voi non siete il Catanzaro». Non «noi siamo il Catanzaro», ma «voi non siete il Catanzaro». È questa la differenza che pesa come un macigno. È la distanza che si è aperta tra una squadra e la sua gente. Ed è forse la fotografia più dolorosa di un pomeriggio che il 6-1 contro l’Ascoli aveva già trasformato in una disfatta.

Il Catanzaro, contro l’Ascoli, non ha semplicemente perso: ha smesso di dare l’impressione di voler contendere la partita a chi aveva davanti. E quando una squadra finisce per apparire così arrendevole, il problema supera il tabellino.

Fa ancora più male se si guarda a ciò che questa squadra rappresentava appena una stagione fa.

Il Catanzaro aveva conquistato l’attenzione di chiunque seguisse il calcio italiano.

Aveva divertito ed emozionato costruendo un percorso capace di portarlo a un passo dalla Serie A.

Quella squadra aveva giocatori di talento, certo, ma soprattutto aveva un’identità che la rendeva riconoscibile. Il mercato estivo ha portato via nomi importanti, da Liberali a Favasuli, da Pontisso a Pittarello, e altri ancora. Le partenze erano evidenti, ma gli arrivi non avevano nemmeno lasciato il tifoso nella convinzione di dover affrontare una stagione già compromessa. Dorval, Pafundi, Pecorino, Candela, Ruggero, Mosti: nomi che autorizzavano ad aspettarsi una squadra competitiva, con calciatori in grado di stare nella categoria e dare un contributo concreto.

Nessuno chiedeva di ripetere automaticamente la stagione precedente. Nessuno pretendeva che il Catanzaro dovesse vincere per diritto acquisito. Ma tra non riuscire a ripetere un’annata straordinaria e farsi travolgere in casa per 6-1 esiste una distanza enorme. E quella distanza non si può colmare raccontando che il calcio è imprevedibile, che gli avversari sono organizzati o che ci vuole tempo.

Il calcio è imprevedibile quando una partita si GIOCA…

Quando due squadre si affrontano, quando una prova a vincere e l’altra resiste, soffre, risponde. Al Ceravolo, invece, si è avuta troppo spesso l’impressione che il Catanzaro fosse lì senza riuscire a trovare una ragione per opporsi davvero a quello che stava accadendo.

Se si vuole ricorrere a un paragone brutale, viene da chiedersi quale senso abbia mandare un asino a gareggiare contro un cavallo di razza?

Non perché l’asino sia colpevole di non essere un cavallo, ma perché qualcuno dovrebbe prima domandarsi se lo abbia messo nelle condizioni di competere. Il Catanzaro visto contro l’Ascoli ha dato proprio questa impressione.

Una squadra incapace di reggere il confronto, senza la necessaria reazione, senza quella rabbia agonistica che almeno permette di uscire dal campo a testa alta. Una simile immagine non assolve nessuno. Né chi ha costruito la squadra, né chi l’ha guidata, né chi è sceso in campo. Ognuno, per il proprio ruolo, deve assumersi la propria parte di responsabilità.

L’esonero dell’allenatore è arrivato. Adesso la panchina passa a Mignani, al quale va il benvenuto e l’augurio più sincero di buon lavoro. Non gli si può chiedere di sistemare tutto in una notte, né di trasformare in poche ore una squadra che ha mostrato difficoltà profonde.

Ora, Martedì c’è il Benevento e non sarebbe serio pretendere miracoli. Ma una cosa sì, quella è legittimo aspettarsela fin da subito…

un cambiamento nell’atteggiamento.

Mignani ha davanti una squadra da ricostruire, ma anche una fiducia da riconquistare. E quella fiducia non si recupera con le dichiarazioni, né con le promesse di riscatto. Si recupera sul campo, pallone dopo pallone, minuto dopo minuto. Si recupera dimostrando che nessuno considera normale ciò che è accaduto contro l’Ascoli.

Perché a Catanzaro si può perdere. Si può sbagliare. Si può anche attraversare una stagione difficile. Ma non si può rinunciare a lottare e pretendere che chi ama questi colori faccia finta di niente.

CREDIT FOTO: US Catanzaro 1929

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Scritto da
Giorgio Cosentini

Appassionato di calcio fin dall'infanzia. Cresciuto sui campi di calcio a 5, segue con entusiasmo il Calcio vivendo con particolare trasporto le vicende dell'US Catanzaro 1929.

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