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Un punto per respirare. Un punto per ripartire

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Cari giallorossi, questa volta gli occhiali li ho tolti per pulirli, non per nasconderci dietro la faccia. Dopo il due a due di Verona ho tirato un sospiro di sollievo talmente lungo, che un piccione di passaggio mi ha chiesto se fosse cambiato il vento.

Gli ho risposto che, per il momento, era cambiato solo il risultato. Per il vento aspettiamo ancora un poco.

Il punto del Bentegodi ce lo prendiamo volentieri, vidi puru. Dopo le ultime amarezze, ritrovare qualcosa da mettere in classifica e una squadra capace di reagire, fa bene, molto bene. All’umore, alla settimana e persino ai rapporti familiari: almeno stavolta, a fine partita, il televisore lo abbiamo lasciato al posto suo.

Ma siccome sono un professore, e una certa antipatia professionale devo pur sempre conservarla, prima che qualcuno organizzi la festa di fine anno, vorrei ricordare che abbiamo appena consegnato un compito un po’ meno preoccupante dei precedenti. La promozione (scolastica) è ancora tutta da guadagnare.

A Verona siamo passati avanti con Candela, abbiamo subito la rimonta firmata da Mosquera ed infine abbiamo ritrovato il pareggio con Pecorino. Rigore che si è procurato ed è riuscito a trasformarlo in gol. Un bel segnale, il suo. Perché quando la partita gira male e sulle spalle hai già il peso delle settimane precedenti, presentarsi sul dischetto richiede anche una discreta capacità di tenere a bada i pensieri. Io, con quella pressione, avrei sbagliato persino a mettere il pallone sul segno.

La reazione va riconosciuta, a verità. Questo Catanzaro, almeno sul piano della volontà, ha dato una risposta. E sarebbe ingeneroso liquidare tutto con una scrollata di ali: uscire dal Bentegodi con un punto, nelle nostre condizioni, ha un valore.

Ecco, però, la parola da sottolineare con la matita rossa: condizioni.

Perché se oggi un pareggio ci sembra una boccata d’aria così grande, è anche perché nelle ultime settimane abbiamo respirato male. Il sollievo è comprensibile. L’abitudine ad accontentarsi, invece, sarebbe pericolosa.

Ci facciamo andar bene questo due a due. Certamente. Ma per il nostro amato Catanzaro vogliamo di più.

Vogliamo vedere una squadra che trovi il modo di uscire dalla pressione, che riesca a tenere il pallone senza dare l’impressione di avere in mano una pentola bollente, che sappia costruire occasioni con una certa continuità. Vogliamo arrivare alla fine di una partita pensando a quello che abbiamo proposto, oltre che a quello che siamo riusciti a sopportare.

A Verona le difficoltà si sono viste ancora. Il lavoro per Pigliacelli non è mancato, il gioco ha faticato a prendere forma e in diversi momenti siamo rimasti a guardare gli avversari fare la partita. La generosità ci ha aiutato a restare in piedi. Ora bisogna darle una mano, perché da sola non può occuparsi di tutto: recuperare palloni, organizzare il centrocampo e magari, nell’intervallo, sistemare pure gli spogliatoi.

Quanto a mister Gorgone, il pareggio offre un po’ di respiro anche a lui. Le indicazioni raccontate nel dopopartita vanno verso la continuità e un gruppo che ha ancora voglia di seguire il proprio allenatore. È una base sulla quale lavorare, e conta. Poi, però, il lavoro dovrà vedersi.

La fiducia ha bisogno di risposte concrete: scelte che funzionino, errori che diminuiscano, prestazioni che crescano. Altrimenti finiamo come certi allievi che promettono di recuperare dal prossimo lunedì. Ragazzi miei, il problema è che nel frattempo potremmo essere arrivati a maggio…

E noi abbiamo già speso abbastanza domeniche a cercare segnali incoraggianti con la lente d’ingrandimento.

Nessuno pretende di vincere tutte le partite. Chi segue questi colori conosce la fatica, sa accettare una sconfitta e non ha bisogno che gli venga spiegato ogni settimana quanto sia difficile il campionato cadetto. Lo sappiamo, chissa è. Proprio per questo chiediamo che ogni piccolo passo serva a prepararne un altro, senza tornare puntualmente al punto di partenza.

Le prossime partite dovranno dirci se quel carattere ritrovato può accompagnarsi a un Catanzaro più sicuro, più ordinato e soprattutto più capace di farsi rispettare.

Io intanto il registro lo tengo aperto e accanto a me. Per questa giornata scrivo: «Apprezzabile reazione. Attesi progressi».

Occhio che la penna rossa la tengo sulla cattedra. Mi auguro sinceramente di usarla sempre meno.

Jamu uagliò
Prof. Aquilotti

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Scritto da
Prof. Aquilotti

Seguo il Catanzaro da quando ero un piccolo pulcino implume nel nido di mia madre: non sapevo ancora volare, ma ero già cosciente della passione che mi avrebbe fatto librare nei cieli della vita: l’Uesse Catanzaro. Ne parlo con il rigore di un professore e la passione di chi il giallorosso ce l’ha nelle penne

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