A margine del calciomercato di gennaio

Prima di addentrarci in una pacata disamina dei movimenti effettuati dal Catanzaro nel mercato di gennaio, vorrei inviare, a nome mio e di tutta la famiglia di Domenica Giallorossa, un abbraccio affettuoso all’amico Carlo Talarico per la scomparsa dell’amata mamma. Carlo, prima di essere un collaboratore prezioso della nostra rivista, è un signore, nei modi e nell’anima, che rende qualunque tipo di dialogo, non soltanto in materia sportiva, un’occasione di scambio di idee e di emozioni alla maniera di un tempo, quello in cui il riserbo prevaleva sull’ostentazione e i sedimenti della storia davano significato all’evanescenza del presente. E non è casuale, infatti, che Carlo sia sempre stato un profondo cultore della storia dell’Unione Sportiva Catanzaro, a partire dai tempi eroici della Catanzarese, nella convinzione che solamente attraverso la conoscenza delle radici potesse diventare l’acuto osservatore della realtà che effettivamente è. 

Cosa rimane dopo la chiusura delle porte dell’Hotel Sheraton di Milano? E quali indicazioni si possono trarre da quanto avvenuto? Le risposte, logiche e razionali, che si possono, e si devono, dare incrociano i sentimenti diffusi della tifoseria, e l’incontro rischia di trasformarsi in uno scontro, poiché è indubbio che gli appassionati si siano raggelati davanti all’inerzia della società, fiduciosi come erano in qualche manovra di consistente assestamento nei ruoli più palesemente scoperti della rosa. Un attaccante forte fisicamente era oggettivamente necessario, come anche un esterno di qualità, per non dire di un altro difensore, oltre Antonini, per rendere più solido e duttile il reparto arretrato. Le notizie giunte a fine serata parlano invece di operazioni legate a giovanissimi destinati a rinforzare il settore giovanile, senza alcuna novità per quanto attiene la prima squadra. La delusione, che si percepiva fra le strade della città già nei giorni precedenti oggi è palpabile ed evidente. 

Eppure, non si avverte alcun atteggiamento polemico e neppure qualche accenno di contestazione. Certamente perché è ancora vivo il ricordo della fantastica avventura culminata con la vittoria strameritata del campionato di serie C, ma anche perché vi è la chiara percezione che occorre godere del piacere di essere ritornati, e per giunta da protagonisti, nel calcio che conta, quello che tutti i tifosi hanno sempre ritenuto appartenesse al Catanzaro, ma che è rimasto per diversi lustri una chimera. L’idea di fondo è, cioè: non disperdiamo il patrimonio conquistato e non iniziamo a battibeccare e ad illuderci con sogni di promozione in serie A, ma rimaniamo con i piedi per terra e continuiamo a divertirci, con la leggerezza di ieri e la saggezza di oggi. Forse la tifoseria è diventata più matura o forse ha acquisito la consapevolezza che volere troppo può significare perdere tutto e che non affrettare i tempi può condurre alla costruzione graduale delle condizioni per un ulteriore salto in alto. E quindi tutto a tempo debito.

Diciamo la verità: la partecipazione ad un campionato di serie A implica uno straordinario sforzo economico e una società come quella del Catanzaro, di certo solida, ha bisogno di attrezzarsi sotto tanti profili e non può improvvisare, a rischio di un tonfo senza paracadute. Ed ancora, non dimentichiamoci che è sempre pendente il problema delle strutture sportive, a cui bisogna provvedere con una accorta programmazione. Il pubblico, con il suo inesauribile entusiasmo coinvolgente, ha capito, ringrazia e sostiene con convinzione i suoi giocatori, anche perché intende continuare a vivere questa realtà. Ed invia un preciso segnale di fiducia nei riguardi di tutte le componenti della società, con l’auspicio di evitare dissapori, screzi e fraintendimenti per impedire che il bel giocattolo che è stato costruito non si rompa, perché sarebbe un vero peccato. Tutti a remare dalla stessa parte senza riserve e tutti insieme arriveremo dove ci porta il cuore.

Però un attaccante…  

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