Non ci posso credere!

Di Alberto Scerbo

Tutti sull’ottovolante, perché la giostra è ritornata a girare! Non ci posso credere, ha esclamato quasi in trance lo speaker dello stadio durante la bolgia seguita alla seconda marcatura, ed effettivamente per tutti gli spettatori del Ceravolo è sembrato un sogno che si avverava: giocare in un campo ammodernato, su un manto erboso perfetto, con una cornice di pubblico esaltante ed esaltato, con una magica luna rossa sullo sfondo e vincere contro un’autentica corazzata, dopo un secondo tempo da favola, dispensando lezioni di gioco e dimostrando equilibrio tattico e raffinatezza tecnica. Tutti noi speravamo che il miracolo della stagione passata si potesse ripetere anche quest’anno, ma quanti, onestamente, pensavano che l’impatto con la serie B, affrontando, tra l’altro, due neoretrocesse attrezzate per un’immediata promozione, potesse essere particolarmente positivo. Se le prime due partite sono state un esempio di oculatezza tattica, ma con qualche dubbio irrisolto in merito alla competitività dell’organico, ogni residua incertezza è scomparsa di fronte ad una seconda parte di gara contro lo Spezia di altissimo livello, in cui il divertimento è stato sovrano e il Catanzaro ha dato l’impressione di essere una compagine di categoria superiore. Anche la maggiore fisicità degli avversari è gradualmente scomparsa, perché  Brighenti e soprattutto Scognamillo hanno letteralmente giganteggiato, mentre a centrocampo la presunta leggerezza di Ghion è stata soppiantata dalla sua classe sopraffina e la coppia di attacco ha fatto impazzire i poderosi difensori avversari. Una prova d’orchestra, in cui tutti i musicisti hanno eseguito il proprio spartito con un’accortezza e una precisione ineguagliabili, ma dove qualche parola in più va spesa per alcune individualità. Innanzitutto per Fulignati, di cui si dubitava del reale valore, visto che nella gloriosa cavalcata in serie C il suo impegno era apparso piuttosto limitato: ed invece, che portiere, forte nelle uscite alte, determinante tra i pali, come dimostrato nello scontro con la Ternana, e capace di ipnotizzare il rigorista Moro dello Spezia. Una percentuale consistente degli ultimi due risultati va ascritta proprio a lui, assolutamente decisivo. Qualche considerazione anche per Scognamillo, soggetto a qualche mugugno di inizio stagione per un paio di distrazioni e alcune indecisioni: è facile dimenticare nel calcio quanto di buono si è sempre fatto, ma, per fortuna, ogni nuvola è stata dispersa con la prova monumentale offerta contro i corazzieri liguri. E che dire di Biasci, pensato nel profondo dell’animo come l’anello debole del reparto offensivo, capace di zittire i sommessi denigratori con due reti in tre partite. E non è mai superfluo richiamare l’importanza dello zar Pietro Iemmello, di cui nessuno può discutere le qualità tecniche superiori, ma che va ammirato e idealmente abbracciato per l’abnegazione dimostrata, a dispetto degli infortuni che lo stanno martoriando, per l’attaccamento alla maglia e al popolo della sua città, e soprattutto per la carica che riesce a trasmettere all’intera tifoseria. E infine per il tecnico Vivarini, signore nell’anima e nei comportamenti, che dimostra, ogni volta di più, che nel mondo del calcio si può stare avendo valori interiori radicati e manifestando un rispetto irrinunciabile nei riguardi di uomini e cose: un modello per un mondo che dovrebbe porre sempre l’essere umano al di sopra degli interessi e degli opportunismi. Un pensiero a parte per la festosa tifoseria giallorossa, appassionata, ma corretta, allegra e sorridente, capace di rendere lo stadio un teatro all’aperto per lo svolgimento di spettacoli di artisti di campo, con colpi di tacco e di punta, volteggi e tuffi, lanci e salti, e gol a profusione.

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