Ci sono sere in cui basta uscire di casa e camminare lungo il Corso per ritrovare qualcosa di sé stessi.
Viviamo tra schermi, rapporti coltivati tramite piattaforme ammiccanti e intelligenze artificiali che promettono di migliorarci l’esistenza e che, secondo i più sospettosi, tramano intanto la nostra estinzione. In mezzo a tutto questo, una bella passeggiata può essere il modo più semplice per riprendere contatto con ciò che ci circonda. Magari cominciando a disconnetterci, almeno per qualche ora, da quel pantheon virtuale in cui a volte finiamo per annaspare.
La Notte Piccante può essere anche questo: un gustoso pretesto per riappropriarci di Catanzaro, ritrovare le sue strade, troppo spesso semideserte, finalmente piene di persone e riconoscere, in mezzo alla folla, un pezzo della nostra storia.
Nata nel 2007, la manifestazione tornerà ad animare il centro storico venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 settembre. Negli anni ha assunto il sapore di un’autentica festa cittadina, capace di amalgamare tradizione, gastronomia, musica e voglia di stare insieme.
C’è il morzello, naturalmente, che per noi catanzaresi significa casa. Ci sono gli spettacoli, le iniziative nelle piazze e nei vicoli, la curiosità di scoprire cosa succede poco più avanti. E poi ci sono gli incontri. Una faccia familiare tra tante, un saluto da lontano, il passo che rallenta: «Da quanto tempo non ci vediamo?». Bastano pochi minuti per far riaffiorare un ricordo, raccontarsi che cosa è cambiato, ritrovarsi a ridere di qualcosa che il tempo sembrava aver cancellato.
Poi guardi i ragazzi. Tanti volti nuovi, gruppi che attraversano le stesse strade che hai percorso alla loro età. Ti scopri un po’ più grande, più vecchio di quanto ti sentissi uscendo di casa. Capisci di appartenere ormai a un’altra generazione. Fa uno strano effetto, ma è bello pensare che, proprio lì, mentre tu ritrovi i tuoi ricordi, qualcuno stia creando i propri, che porterà con sé negli anni a venire.
E poi, immancabili, arriveranno i commenti. «Questo si poteva organizzare meglio», «quel gruppo non mi piace», «io avrei fatto diversamente». Anche questo, in fondo, fa parte della festa: fermarsi a discutere, confrontarsi, giocare per qualche minuto a fare gli organizzatori. Mettere d’accordo tutti è impossibile, e le critiche possono aiutare a migliorare. Dire la propria è, indubbiamente, un grande segnale di interesse: la città ci riguarda, e tutti abbiamo un’idea su come vorremmo viverla. Una manifestazione che ci porta in strada, ci stimola a discutere, ragionare riscoprendoci propositivi ha già raggiunto un risultato importante: ci ha coinvolti. E magari, dopo aver borbottato un po’, riprendiamo la passeggiata, e incontriamo quell’amico che finirà per farci fare più tardi del previsto.
Forse è per questo motivo che sentiamo la Notte Piccante così “nostra”. Per il semplice piacere di incontrarsi senza alcun appuntamento, per quelle strade familiari che, piene di vita, non ci stancheremo mai di ripercorrere, riscoprendoci parte di una comunità, o, in una sola parola, “catanzaresi”.