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Zazzaroni promuove le Aquile a Radio Ciak: «Modello unico basato su idee e risultati»

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Il dibattito sulla crisi sistemica del pallone nostrano si arricchisce di una sponda autorevole che guarda con profonda ammirazione alla Calabria. Lunedì sera, nel corso del programma Ciak&Goal su Radio Ciak condotto da Lorenzo Fazio, il direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni ha espresso analisi di spessore sul modello organizzativo giallorosso. L’occasione è arrivata a margine della presentazione del suo ultimo libro, Per vincere domani, incentrato sulle possibili vie d’uscita dall’impasse del movimento nazionale. Il noto giornalista ha individuato nell’impianto societario dei tre colli un’eccezione rara, un laboratorio di idee e programmazione capace di sopperire alla disparità dei budget con la forza delle intuizioni e della condivisione d’intenti.

Il calcio italiano si interroga da anni sulle riforme strutturali necessarie a invertire la rotta dopo i ripetuti fallimenti della Nazionale maggiore. Secondo la disamina di Zazzaroni, le risposte non risiedono nell’introduzione di astratti vincoli normativi, bensì nella capacità manageriale dei singoli club.

«Mi sembra il primo, l’unico esempio virtuoso e funzionale a qualcosa di nuovo nel calcio italiano. Sono sorpreso perché probabilmente siamo troppo impegnati a pensare al mercato che non c’è o a guardare un Mondiale dove non siamo presenti. L’ho detto mille volte: tanta gente, senza sapere nulla, invoca norme, regolamenti, divieti o chiusure. Non serve nulla di tutto ciò. Serve la volontà di portare avanti un progetto di un certo tipo, che uno può declinare perché magari non ha capitali immensi, perché ha idee diverse o semplicemente perché ci crede. Questo è uno dei pochissimi esempi positivi in funzione di una ripartenza del nostro calcio».

Sollecitato dal redattore Alessandro Gallo sui pilastri ideali da esportare, il direttore ha rifiutato i moderni slogan finanziari, preferendo concentrarsi sull’intesa operativa e sul legame con la piazza.

«Il Como ha fatto un progetto, ma si tratta di un piano straniero, opposto. Il Catanzaro ha messo in mostra un piano basato su un rapporto di reale condivisione delle idee tra l’allenatore, il direttore sportivo e il presidente. Non c’è bisogno di parlare di sostenibilità, un termine abusato che francamente ha creato soltanto parole. Bisogna dare un risultato. Tutto deve corrispondere a un riscontro sportivo, altrimenti perde di senso. Il club quest’anno lo ha ottenuto: arrivare alla semifinale dei play-off e uscire solo per via della peggiore posizione nella stagione regolare è un traguardo. Se la gente capisce che tenti di fare qualcosa di nuovo, approva il percorso anche nonostante la sconfitta, esattamente come hanno fatto i tifosi catanzaresi».

La transizione tecnica che sta portando Marco Turati sulla panchina delle Aquile si inserisce in un quadro di profondo rinnovamento generazionale, che sta investendo l’intera piramide calcistica. Zazzaroni promuove le intenzioni operative del direttore sportivo Ciro Polito.

«Esiste il pensiero radicato che vi siano tecnici giovani molto preparati. Quest’anno, soprattutto in Serie A, il livello delle panchine si è notevolmente ringiovanito. Credo che Polito abbia fatto una riflessione approfondita su questo aspetto e che abbia perfettamente ragione. Una strada nuova l’ha già tentata in passato, sfiorando l’obiettivo a Bari un istante prima della fine contro il Cagliari di Ranieri. La seconda via consiste nel verificare se sia possibile investire con successo su un allenatore che possieda convinzioni, consapevolezze e idee molto simili alle sue».

Davanti ai dubbi espressi da Gigi Pallone sulla ricetta ideale per consolidare la squadra nei piani alti del torneo cadetto, il giornalista ha richiamato una suggestione internazionale emersa durante il suo recente tour letterario.

«Vi do semplicemente la risposta che Cesc Fàbregas ha espresso proprio alla presentazione del mio volume. Mi ha detto: non ce ne freghiamo se magari i risultati non arrivano subito, andiamo avanti con le nostre idee. Se siamo convinti che la rotta sia quella buona, puntiamo su quella e sviluppiamo il nostro progetto senza curarci di quello che dicono all’esterno. Si tratta di un discorso di insistenza, consapevolezza e convinzione assoluta».

Un passaggio significativo della trasmissione ha riguardato l’impatto tecnico ed emotivo del capitano giallorosso, leader indiscusso dello spogliatoio e idolo indiscusso del Ceravolo.

«Pietro Iemmello è un calciatore di categoria superiore, uno che ha sempre fatto la differenza negli ultimi anni. Ha trovato il terreno fertile ideale a Catanzaro, riscontrando un’adesione totale da parte dell’ambiente. L’amarezza per il traguardo sfiorato si è vista naturalmente nel post-partita di Monza, ed è splendido che oggi rappresenti una sorta di simbolo per la città. Per quanto riguarda il passato, ho ricordi romantici legati all’epoca del presidente Nicola Ceravolo, quando ero un ragazzino. Penso a Massimo Palanca, a Claudio Ranieri, elementi che poi vennero a giocare anche a Bologna. Ho persino un legame cromatico: la squadra della mia scuola, lo Sparta, aveva le maglie a strisce verticali giallorosse».

La riflessione finale si è spostata sulla crisi della Nazionale, ricollegandosi alle storture commerciali che impediscono la fioritura dei talenti puri a livello periferico.

«Bisogna partire dalla base, dai giovani, dalla formazione e dai formatori, non sbandierare progetti irrealizzabili. È una soluzione poco mediatica, ma non si può pensare solo al presente o mettere delle toppe. Occorre lavorare su Coverciano e cambiare i vertici. Quando si sottolinea che vinciamo a livello giovanile, dico sì, è vero, ma altrove i sedicenni e i diciottenni giocano in prima divisione. Noi facciamo troppa tattica e pochissima qualità, e poi le scuole calcio costano ormai come affitti. Non puoi cambiare il mondo o tornare agli oratori, la realtà è che siamo un calcio depresso. Dal 2010 non otteniamo risultati ai Mondiali, c’è un problema sistemico. Anche la Serie B va assolutamente rilanciata perché ha sofferto la concorrenza della super Champions, ma grandi piazze passionali come Catanzaro o Palermo possono ridare luce all’intero campionato».

Il manifesto calcistico tracciato da Ivan Zazzaroni offre una chiave di lettura lucida sulle prospettive immediate dell’US Catanzaro. La via della stabilità e della crescita graduale, immune isterismi legati ai risultati immediati del campo, costituisce l’unico binario percorribile per evitare i default finanziari che ciclicamente colpiscono la categoria. L’obiettivo realistico per il club del presidente Noto deve coincidere con la strutturazione interna e la difesa di una precisa identità geometrica, da affidare alle spiccate doti motivazionali del nuovo allenatore. La passione travolgente dei tre colli ha dimostrato di saper digerire le delusioni più cocenti, a patto che il progetto mantenga intatta la sua credibilità. Le Aquile hanno le idee chiare per continuare a volare alto.

CREDIT FOTO: Libero.it

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