Un mancato giurista

La filosofia del diritto, che costituisce l’oggetto del mio lavoro quotidiano, è riuscita a farsi largo anche nel corso dell’ultimo appuntamento di RTC Catanzaro Sport, quando Stefano Cuoghi ha confessato di avere abbandonato gli studi di giurisprudenza nell’Università di Modena a causa dell’esito non felice dell’esame di filosofia del diritto. Non so bene se il mondo del diritto ha perso l’apporto di un valido giurista, ma so per certo che il calcio ha guadagnato un elegante centrocampista e un capace allenatore. D’altra parte, lo stesso Cuoghi ha ammesso di essere profondamente innamorato dello sport in generale e del calcio in particolare e di seguire con attenzione le vicende calcistiche italiane. Ne ha dato dimostrato con una puntuale analisi del campionato di serie B, mettendo in evidenza la superiorità tecnica del Parma, ma sottolineando come non si possano intravedere particolari differenze di valore tra le squadre situate attualmente nella zona playoff. A questo proposito ha rimarcato l’equilibrio esistente nella cadetteria, dove ogni partita costituisce un’incognita e ogni avversario può diventare pericoloso: non fa testo cioè la situazione di classifica e questo rende il torneo avvincente ed imprevedibile. Si è complimentato con il Catanzaro, per il bel gioco espresso, per la sua precisa identità e per l’intenso lavoro svolto da Vivarini e dal suo staff. Ha avuto parole di elogio tanto per Ghion, di cui ha riconosciuto la bravura tecnica e la capacità di dettare i tempi, e per Pompetti, da ammirare per la facilità di lancio e per la consistenza nell’azione di copertura. Ha poi considerato la necessità di non alterare la rosa giallorossa, nel senso che ogni intervento sul mercato deve mirare a mantenere inalterata la struttura portante del gruppo e prevedere, quindi, pochi, ben definiti, correttivi, con l’acquisizione di calciatori validi tecnicamente, e utili al progetto della società, ma soprattutto affidabili e seri sul piano umano. Sono queste ultime le qualità che consentono ad una spogliatoio di rimanere unito, magari con l’apporto di un’ulteriore carica di esperienza e solidità, per rafforzare ciò che è già solido. Poco dopo si è aggiunta la voce di un altro centrocampista, Enrico Nicolini, molto amato dalla tifoseria catanzarese per il suo attaccamento alla maglia e alla città. Si è rammaricato per la sconfitta di Ascoli, ma ha smorzato i toni della delusione, poiché ha dato poca rilevanza all’esito negativo della trasferta marchigiana, per evidenziare, invece, che ad ogni passo falso ha fatto sempre riscontro in questa stagione una immediata ripresa del Catanzaro, sicché bisogna guardare al prossimo impegno casalingo con il Brescia con fiducia. Un avversario che, come sostenuto dall’avvenente giornalista Erika Bariselli, ha trovato rinnovato vigore con l’arrivo in panchina di Maran e alcuni accorgimenti tattici che hanno dato un nuovo volto alle rondinelle. Lo scontro con il Brescia ha rievocato, anche per la presenza in studio dell’amico Sonny Barbuto, la figura del papà Albino, alle cui gesta è legata la fondamentale vittoria del giugno 1971 per l’accesso agli spareggi, da cui sarebbe scaturita la prima storica promozione in serie A. Si trattava di una partita da vincere ad ogni costo e la preoccupazione maggiore era rappresentata dal forte centravanti De Paoli, completamente annullato dal prode Barbuto. Chi ha visto quella partita continua a rivederla nitida nella propria mente, ma Barbuto ha attraversato la mente per depositarsi nel cuore dei vecchi tifosi. Accomodandosi, così, per sempre, nel pantheon dei miti con la maglia giallorossa, a righe verticali. 

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