Tutti intorno alle aquile giallorosse

Di Antonio Ionà

È finito un ciclo terribile. Como, Modena e Venezia non sono squadre alla nostra portata, lo dicono gli ingaggi, lo dicono le rose, lo dicono i risultati. Forse con un po’ di fortuna avremmo potuto raccogliere se non 3 almeno 1 punto sui 9 disponibili, ma questo è il calcio, che alla fine dei conti, essendo sport, può essere anche ingiusto spesso togliendo più di quanto si merita. 

Anche questa volta vengono mostrati i limiti atletici della nostra compagine, che soffre tremendamente l’impatto fisico degli avversari. Per il resto il solito bel calcio: senza nulla togliere ai nostri meravigliosi ragazzi, è lecito asserire che con due o tre interpreti di maggior spessore il Catanzaro sarebbe tremendamente più pericoloso in fase offensiva quanto solido in quella difensiva. 

Al di là delle considerazioni da bar dello sport vi è comunque da dire che c’è un tempo per ogni cosa sotto questo cielo, così ho letto. Oggi è il tempo della sconfitta, prolungata, dolorosa, e ci ritroviamo impotenti davanti a questo fiume che scorre sotto i nostri piedi travolgendoci. 

In laguna abbiamo trovato un nuovo pantano dopo le infide acque lacustri di Como: le Aquile – abbiamo imparato in queste due settimane – non amano inzaccherarsi le piume. E vi è da aggiungere che non amano neppure  gli stormi confusionari: chi è contro, chi non ama il Catanzaro perché lo discute, può uscire fuori dal tempio.

Non è questo il giorno delle invettive, poiché fra due settimane il Ceravolo ospiterà la gara dell’anno: se si dovessero frantumare i nostri scudi e spezzare le nostre lance lo dovranno fare all’unisono. 

Nessun passo indietro. Tutti insieme. Forza Catanzaro.

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