C’è un trofeo della Coppa del Mondo che nessun calciatore alzerà mai al cielo: semplicemente perché nessun essere umano potrebbe sollevarlo. Quattro tonnellate ed alto 8,47 metri — più di venti volte il vero Trofeo FIFA — fatto interamente di Lego. Lo scorso 6 luglio 2026, a poco più di due settimane dalla finale del Mondiale, la gigantesca replica ha preso vita alla Rockefeller Plaza di New York, trasformando per tredici giorni il cuore di Manhattan in un luogo di pellegrinaggio di nerd, famiglie, curiosi ed appassionati di mattoncini Lego provenienti da tutto il mondo.
Il Mondiale 2026 — il primo della storia disputato in tre nazioni contemporaneamente (Stati Uniti, Canada e Messico) ed il primo a 48 squadre — entrava nella sua fase più calda. Proprio tra il 6 ed il 19 luglio, LEGO e FIFA hanno scelto di inaugurare l’installazione, durante il momento di massima attenzione mediatica attorno al torneo. Non un’iniziativa permanente, dunque, ma un evento promozionale pensato per accompagnare le ultime due settimane di Mondiale.
Chi segue il calcio da più Mondiali potrebbe chiedersi se un’operazione simile fosse già stata fatta in passato, magari in Russia 2018 o in Qatar 2022 dove sicuramente non si sono risparmiati in quanto esagerazioni e clamore. La risposta è verificata: no, non risultano precedenti comparabili a questo. Il trofeo di New York nasce quindi come un progetto inedito, legato in particolare al lancio del nuovo set LEGO Editions 43020: la riproduzione ufficiale ed in scala (2.842 pezzi) del Trofeo Coppa del Mondo FIFA. La statua gigante di Manhattan è, in un certo senso, la versione monumentale di quello firmato dal model designer Christophe Vietti.
Passiamo ai dati, perché raccontano meglio di qualsiasi aggettivo la portata dell’impresa: 1.363.402 mattoncini Lego e 7.040 ore di lavoro. Un team di 59 persone tra designer, ingegneri, model builder e tecnici dello stabilimento Model Production del Gruppo LEGO, situato a Kladno, in Repubblica Ceca. Il tempo complessivo di sviluppo del progetto, dalla fase creativa fino al montaggio finale, è stato di circa otto mesi. Numeri che permettono alla struttura di fregiarsi di un doppio primato: è ufficialmente la più grande costruzione LEGO mobile mai realizzata, oltre che la più grande riproduzione del Trofeo Coppa del Mondo FIFA mai esistita.
Un lavoro ingegneristico: la coppa non è stata costruita direttamente a New York, ma assemblato in Repubblica Ceca e poi trasportato, in più sezioni, fino alla Rockefeller Plaza. Una volta sul posto, la struttura è stata rimontata pezzo dopo pezzo, fino al momento clou dell’inaugurazione: alcuni bambini presenti alla cerimonia hanno avuto l’onore di posizionare gli ultimi mattoncini simbolici sulla sommità del trofeo, prima del taglio del nastro ufficiale.
A guidare la cerimonia è stata chiamata una leggenda assoluta del calcio mondiale: Cafu, ex capitano della nazionale brasiliana, campione del mondo nel 2002 e tre volte finalista della competizione iridata. Un volto non scelto a caso: pochi calciatori al mondo hanno un rapporto così diretto e iconico con quel trofeo, avendolo alzato personalmente al cielo da capitano.
Il trofeo gigante non è stato pensato come una semplice attrazione statica da ammirare e fotografare, per quanto gli scatti ricordo si siano moltiplicati sui social di mezzo mondo nei giorni dell’esposizione. Attorno alla struttura, LEGO e FIFA hanno allestito una vera e propria Fan Zone, rimasta aperta gratuitamente: postazioni di costruzione interattive dove chiunque poteva mettersi alla prova con i mattoncini oltre alla possibilità di creare minifigure Lego personalizzate con le proprie fattezze, e persino un murale collettivo a tema FIFA, costruito giorno dopo giorno dal contributo di migliaia di visitatori. Ai piedi del trofeo gigante, inoltre, trovavano spazio riproduzioni in miniatura delle superstar del calcio contemporaneo.
Perché una notizia del genere vale la pena di essere raccontata
Si potrebbe pensare che un trofeo di plastica, per quanto gigantesco, sia poco più di un’operazione di marketing ben riuscita. E in parte lo è, naturalmente. Lego e FIFA avevano tutto l’interesse nel creare un momento virale nel pieno della fase calda del Mondiale. Ma c’è anche qualcosa di più genuino in questa storia, che va oltre la semplice strategia commerciale: la capacità di come un gioco nato per i bambini, simbolo ormai extragenerazionale, possa unire intere famiglie nel mettersi in fila per ore, sotto il sole cocente di luglio, per scattarsi un selfie accanto a una maxi copia del trofeo, racconta qualcosa di autentico su quanto il calcio — e i suoi simboli più riconoscibili — riescano ancora a far sognare milioni di persone, indipendentemente dall’età o dalla nazionalità.
Il trofeo LEGO di Manhattan è rimasto esposto solo per 13 giorni. Un’esistenza breve, se paragonata alle ore di lavoro necessarie per costruirlo, e che resta per ora un episodio unico, isolato, nella storia della manifestazione.
CREDIT FOTO: LEGO.COM