Dalla tensione alla gioia sfrenata

di Antonio ionà

Foto: Area Comunicazione Us Catanzaro

Mi accomodo al mio posto quasi a ridosso del fischio d’inizio ed incrociando velocemente gli sguardi delle facce conosciute le trovo stranamente rilassate: nel settore, infatti, si respira un’aria domenicale da salotto buono e sembra quasi di vivere un tipico post pranzo ozioso e privo di brio.
L’atmosfera sugli spalti si ripropone in campo e la squadra affronta tutto il primo tempo al piccolo trotto, sorniona, quasi annoiata, come quelle belle donne che si piacciono così tanto da specchiarsi per tutto quel tempo necessario a rinunciare ad uscire vista l’ora tarda raggiunta.
Questa frazione di gioco ci regala un paio di salvataggi di Pilati, che prima anticipa miracolosamente Donnarumma e poi salva sulla linea il tiro a colpo sicuro sempre di quest’ultimo, ed un’ottima reattività del portiere della squadra ospite che copre bene lo specchio che è chiamato a difendere. 
Duplice fischio ed il mio spicchio di tribuna dacché sornione si ritrova nervoso, agitato, e la pausa tra i tempi è vissuta concitatamente. Si snocciolano i prossimi incontri: Como, Modena, Venezia, gli odiati cugini del Cosenza. Il rischio di fare pochi punti è altissimo, la necessità di coglierne 3 oggi è impellente. 
La tensione cresce e si riparte con il secondo tempo. 
Un provvidenziale e cocciuto Donnarumma dà la possibilità di scatenare l’estro del nostro piccolo diavolo belga: il Catanzaro è avanti. Si soffre, girandola di cambi. Biasci, nella piena apnea difensiva, da vero attaccante d’aria, piomba su un cross proveniente dalla trequarti e gonfia la rete sul palo opposto. Il modesto Feralpi, a quel punto, si scioglie come neve al sole. Chiude la pratica il colpo fortunoso ma pur sempre bellissimo di Vandeputte.
Il 3 a 0 finale è un risultato tanto utile quanto netto, raggiunto contro un avversario non di certo indimenticabile. Di oggi però ricorderemo un arbitraggio davvero surreale nella gestione delle sanzioni, un incredibile lavoro di Verna e Ghion – con il primo sempre più invisibile ma ancor più necessario al complicatissimo gioco del nostro diabolico mister – ed il trio Scognamillo, Brighenti e Veroli ancora una volta con gli scudi in mano, con quest’ultimo che in più di un’occasione annulla quel Butic che l’anno scorso ci aveva dato più di qualche grattacapo. Su Vandeputte sarebbe inchiostro e tempo sprecato: il palcoscenico è suo ormai da tempo e noi astanti siamo solo in attesa dei suoi acuti straordinari. 
Ora testa al Como che è squadra ostica e fortissima, ricca di grandi individualità e che sembra costruita apposta per batterci: basterebbe un punto sul lago per continuare a sognare in grande, perché alla fine si sa che i campionati si decidono vincendo in casa e perdendo meno partite possibili in trasferta. 

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