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Una classe arbitrale a dir poco ridicola, che ha ripreso il potere di decidere le partite con o senza VAR. Siamo ritornati indietro nuovamente di decenni. Dalla serie A alla serie C, fermandomi al calcio professionistico, le cervellotiche decisioni dei direttori di gara, degli assistenti (4° uomo compreso) e dei varisti, danno di che pensare a tutti gli sportivi italiani. Una cosa è certa, non si può più andare avanti così.

Arroganti, supponenti, autoritari, vendicativi, pilotano le gare dove vogliono (forse devono!) portarle, verso il risultato che desiderano, in un modo o in un altro e sentendosi veramente sconfitti quando non riescono a conseguire il risultato desiderato per prendersi una rivincita verso una squadra che protesta troppo o che lo apostrofa irridendo le sue decisioni il più delle volte discutibili.

Tutto il contrario di competenza, autorevolezza, psicologia, colpo d’occhio e buon senso, senza tralasciare il dialogo intelligente e costruttivo e soprattutto il carisma. Ma perché questi “professionisti” (ma lo sono davvero?) sono così scarsi e così diversi nel metro di giudizio l’uno dall’altro? Le regole sono quelle e sono uguali per tutti. C’è, sì, un margine di interpretazione, ma qualche rara volta.

Non si può sempre stravolgere una situazione di gioco che risulta essere così evidente. Ecco perché stiamo tornando indietro. Questi personaggi hanno preso le misure di come gestire a loro piacimento i supporti tecnologici che a questo punto non servono più a niente. Se non ad indispettire il pubblico che, oramai, non può più nemmeno esultare perché deve attendere che due personaggi sconosciuti e chiusi in una stanza a chilometri e chilometri di distanza (Lissone in provincia di Monza e della Brianza in Lombardia) da dove si disputa la partita, esperti in alta ingegneria geometrica, decidano il da farsi.

Non se ne può proprio più. E ancora non siamo d’accordo con coloro i quali (giornalisti, opinionisti e semplici tifosi) fanno le disamine sulle gare, affermando che non bisogna appigliarsi alle decisioni arbitrali stigmatizzandole. Non siamo dello stesso parere perché così facendo si avalla il fatto che una squadra per vincere deve sconfiggere la squadra avversaria e quella arbitrale e non deve essere proprio così.

La stragrande maggioranza degli sportivi a tutte le latitudini è stanca di subire queste angherie tecniche e tecnologiche da parte di questa categoria che definirla una casta è un eufemismo. Bisogna dare una regolata seria. Bisogna rifondare un movimento che sta scadendo settimana dopo settimana ad un livello infimo e talmente scarso da far rivoltare nelle tombe ARBITRI (e lo scrivo tutto in maiuscolo) come Concetto Lo Bello, Sergio Gonella, Cesare Gussoni. Arbitri di grande spessore che hanno costruito le loro carriere su una primaria ed assoluta imparzialità.

A tutto ciò ci sarebbe solo una soluzione, clonare una ventina di Pierluigi Collina o una decina di Nicola Rizzoli e forse il problema si risolverebbe. A parte le battute, c’è da fare, a certi livelli decisionali, un intervento importante che parta dalla base, per una ricostruzione strutturale e una nuova moderna formazione professionale di figure arbitrali per il futuro prossimo. Caso contrario questo sport sarà interessato da un declino ed una decadenza inesorabile. Fate presto. Siamo ancora in tempo.

CREDIT FOTO: US Catanzaro 1929

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