Per un derby all’insegna della passione e della sportività

La partita decisiva della Nazionale italiana contro l’Ucraina per la qualificazione ai campionati europei del prossimo anno ha determinato lo spostamento della trasmissione RTC Catanzaro Sport dal lunedì canonico al martedì. La serata è stata incentrata interamente sul derby tra Catanzaro e Cosenza, con l’intervento telefonico dei sindaci delle due città e il collegamento con Roselli e Cuttone, storici allenatori rispettivamente dei rossoblu e dei giallorossi. Significativo poi il contributo del giornalista  di RTI Giuseppe Milicchio, collegato da Cosenza, che ha sottolineato la necessità di riportare la rivalità tra le due opposte tifoserie nei termini della sana sportività, accompagnata da goliardia e ironia, scherzi e sfottò, per rinverdire una competizione tra le curve a suon di inni e canti, sventolio di bandiere e striscioni. Al riguardo, ha criticato la scelta degli organi di vigilanza di limitare la trasferta dei tifosi cosentini, inviando, così, un messaggio negativo sulla capacità di autocontrollo dei tifosi. Ai quali andrebbe ricordato che le motivazioni poste alla base dell’inimicizia tra le due fazioni appartengono ad un’epoca passata e non hanno alcuna ragione di essere rinfocolate, quanto, piuttosto, di essere collocate nel dimenticatoio una volta per tutte.

Le considerazioni profonde di un giornalista lucido e attento alla realtà induce a svolgere qualche breve riflessione. Nessuno intende negare l’attaccamento alla squadra del cuore, né, tantomeno, l’orgoglio per la propria identità: è giusto gioire per la vittoria dei propri colori e anche godere per le disgrazie sportive altrui, ma tutto questo non ha nulla a che vedere con sentimenti di odio e disprezzo, da cui ognuno dovrebbe tenersi sempre lontano.

Nella vita di tutti i giorni tanti catanzaresi studiano e lavorano a Cosenza e tanti cosentini studiano e lavorano a Catanzaro e mai, e sottolineo mai, si è assistito, e si assiste, a scontri, fisici o verbali, tra nemici. Si sa bene, infatti, che si appartiene allo stesso mondo, si condividono tradizioni e stili di vita simili, ci si riconosce per la lingua e per i sentimenti, per lo stesso modo di intendere i rapporti umani.

I calabresi, tutti, senza alcuna distinzione, hanno conosciuto le sofferenze dell’emigrazione, hanno sopportato le offese subite nei luoghi in cui sono stati accolti inospitali, ma hanno dimostrato una forza d’animo indistruttibile e si sono imposti dappertutto con la loro intelligenza, creatività e laboriosità. Hanno, a ragione, rivendicato il valore delle proprie origini e hanno ricordato a chiunque di abitare una terra martoriata, difficile, ma pur sempre culla della civiltà. E se qualcuno continua purtroppo a dubitare di queste verità, bisognerebbe ricordare la lezione di civiltà e umanità data al mondo dalle città di Crotone e Cutro nella recente tragedia avvenuta sulla costa ionica. Ogni calabrese si sarebbe comportato alla stessa maniera, perché i tratti di accoglienza e di disponibilità nei confronti del prossimo appartengono a tutti gli abitanti di questa regione, meravigliosa non soltanto per le sue bellezze naturali, ma soprattutto per la generosità del suo popolo.

Ed allora, ben venga l’orgoglio del campanile, ma basta con le offese, gli insulti e le violenze e si ponga fine ad ogni forma di risentimento. E viviamo questo derby come un’occasione di incontro, in cui le passioni restano circoscritte negli spazi di uno stadio. Ricordando sempre che quello che ci accomuna è più forte di ciò che ci divide. 

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