Il popolo giallorosso spera ardentemente che le settimane di sosta siano state utili per avere un quadro preciso della rosa, delle caratteristiche dei calciatori, delle difficoltà incontrate nelle prime cinque partite e comprendere quali accorgimenti tattici siano più convenienti per invertire la rotta di un campionato iniziato male. Si è avuta la percezione netta che la squadra non è in grado di sopportare l’assetto di gioco scelto da Gorgone, in ragione della sterilità offensiva palesata dai suoi attaccanti, la limitata tenuta del centrocampo, i problemi ormai atavici del reparto difensivo e lo scarso contributo offerto dalla panchina.
Occorre più equilibrio e forse una migliore disposizione degli interpreti, possibilmente non fuori ruolo: non ci sono grandi differenze rispetto ai due anni precedenti, se non nei risultati, visto che con Caserta e Aquilani il Catanzaro era affetto da pareggite acuta e ora invece sono arrivate quattro sberle, per quanto tutte lontano dalle mura amiche. Vincere con il Mantova rimetterebbe le cose al posto giusto e darebbe nuovo entusiasmo ad un ambiente, che, diciamo la verità, si è un poco depresso.
L’orgogliosa sfrontatezza è da ammirare, ma quando ci si accorge che non paga bisogna avere l’umiltà di frenare, fare un passo indietro e accontentarsi del buono che si può guadagnare. Le sconfitte demoralizzano e quando sono ripetute segnalano che il percorso intrapreso va modificato; arriverà certamente il tempo degli esperimenti e della spregiudicatezza, ma ora è necessario soltanto rialzare la testa, fare punti pesanti e abbandonare la palude della bassa classifica.
Si gioca adesso il destino dei giallorossi e non vi sono alternative alla vittoria: per questo motivo, tutti uniti e compatti per tornare a vedere volare le aquile. Alla fine un pensiero a Francesco, che continuo a vedere mentre sale verso lo stadio con la bandiera arrotolata: spero possa avere trovato la pace che lo accompagnava sempre sugli spalti, e che possa stendere le mani per lenire con una carezza il dolore infinito dei suoi cari.