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Catanzaro, così non ci siamo

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Quella di Genova è una di quelle partite che il Catanzaro avrebbe potuto raccontare in maniera completamente diversa e che invece si ritrova a spiegare attraverso gli errori commessi nei momenti decisivi. Al Ferraris finisce 2-1 per la Sampdoria, con i giallorossi che passano avanti allo scadere del primo tempo, vengono raggiunti nella ripresa e poi incassano il gol della sconfitta quando i padroni di casa sono già rimasti in dieci uomini.

Il Catanzaro prova a prendere il controllo della partita attraverso il possesso e una costruzione paziente. La squadra di Mr. Gorgone riesce spesso a portare il pallone nella metà campo blucerchiata, ma fatica a creare vere occasioni da gol. La Samp, invece, quando trova spazio riesce a rendersi più pericolosa. Pigliacelli deve intervenire su una conclusione ravvicinata di Henderson, mentre Abildgaard colpisce il palo sugli sviluppi di un’azione pericolosa.

Dall’altra parte il Catanzaro va vicino al vantaggio con Iemmello, che centra il palo con una conclusione diagonale. Sulla ribattuta Mosti trova la risposta di Vindahl, che evita il gol.

Quando il primo tempo sembra ormai destinato a chiudersi senza reti, arriva invece l’episodio che porta avanti il Catanzaro. Al 47′ un cross di Imperiale dalla sinistra viene deviato nella propria porta da Gartenmann. Un vantaggio un po ‘ rocambolesco, ma prezioso, con il Catanzaro che va all’intervallo avanti 1-0.

La ripresa, come ci si poteva aspettare, vede la Sampdoria rientrare in campo con un’altra intensità. Il Catanzaro, invece, arretra e perde progressivamente quella capacità di gestire il pallone mostrata nella prima frazione.

Insigne trova inizialmente la rete, ma l’intervento del VAR annulla tutto per fuorigioco. È soltanto un rinvio di pochi minuti. Al 56′, infatti, l’attaccante blucerchiato riceve la palla in profondità e supera Pigliacelli, riportando la gara sull’1-1.

Poi arriva quello che potrebbe diventare l’episodio decisivo a favore del Catanzaro. Intorno al 64′ Abildgaard viene espulso per un intervento su Pafundi e la Sampdoria resta in dieci. A quel punto, con oltre venti minuti ancora da giocare, la partita sembra offrire ai giallorossi l’occasione per tornare a casa con qualcosa di molto più di un pareggio.

Pecorino ha una grande occasione davanti a Vindahl, ma non trova la porta. Poco dopo ci riprova, senza fortuna. Il Catanzaro mantiene il possesso, ma non riesce a trovare la giocata capace di rompere nuovamente l’equilibrio.

E all’85’, invece, succede qualcosa che oserei definire “goffo”.

Un’azione che sembrava poter essere gestita senza particolari difficoltà si trasforma in un regalo. Antonini recupera il pallone e prova a giocarlo centralmente, Candela non interviene pensando che possa arrivarci Pigliacelli e Begić si inserisce nello spazio rimasto libero. L’attaccante blucerchiato non perdona e firma il 2-1.

Il Catanzaro prova a reagire nei minuti finali, ma il tempo è ormai troppo poco. Finisce 2-1. La Sampdoria trova la sua prima vittoria del campionato. Il Catanzaro, invece, ottiene la quarta sconfitta nelle prime cinque giornate.

E arriviamo all’analisi critica.

Il problema del Catanzaro, oggi, non è il modo in cui gestisce la palla. Anzi, sotto questo aspetto la squadra sa essere ordinata, paziente, anche piacevole da vedere, anzi, forse si specchia un po ‘ troppo. Secondo il mio modesto parere, una squadra più “bruttina”, ma decisa e aggressiva la preferirei.

Il problema del gioco arriva quando si supera la metà campo. Lì sembra quasi che improvvisamente il Catanzaro abbia paura di giocare. Si rallenta, si fa un altro passaggio, poi un altro ancora, invece di attaccare lo spazio, puntare l’uomo, mettere una palla tesa in area e riempirla con gli attaccanti. Manca la voglia di fare male all’avversario.

E questo si è visto soprattutto nell’occasione di Pecorino.

Undici contro dieci, miglior possesso palla e hai nei piedi la palla del match: se Pecorino segna a due passi dal portiere, la partita finisce. Poteva essere l’episodio che avrebbe spezzato le ambizioni dei padroni di casa.

Invece non la sfrutti. E allora non è più solo una questione di schemi o di qualità: è una questione di cattiveria, di convinzione, di voglia di vincere.

La sensazione, purtroppo, è che questo Catanzaro abbia iniziato un cammino, in questa nuova stagione, con aspettative molto più basse rispetto a quello che questa piazza si aspetta. È cambiata la squadra, certo, ma non sono cambiate le ambizioni della città e di una tifoseria che l’anno scorso è arrivata a un passo dalla Serie A. Continuare a ripetere che l’obiettivo è salvarsi può anche essere corretto sulla carta, ma non può diventare un alibi per accettare prestazioni come quella di Genova. Perché poi c’è il gol della Samp. E lì si va oltre qualsiasi discorso tattico. Una palla che doveva essere gestita senza problemi diventa un regalo enorme: Antonini e Candela non si intendono, Pigliacelli viene coinvolto nell’equivoco e Begić si ritrova praticamente solo davanti alla porta. Una giocata che una squadra che vuole ambire a qualcosa di più non può concedere, soprattutto in una partita che si poteva portare a casa con tre punti in tasca.

Il Catanzaro non deve vergognarsi di perdere a Genova. Ma dovrebbe seriamente prendere consapevolezza di aver avuto fra le mani l’occasione di vincere la partita, e invece, ha deciso di lasciarla scivolare via.

CREDIT FOTO: US Catanzaro 1929

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Scritto da
Giorgio Cosentini

Appassionato di calcio fin dall'infanzia. Cresciuto sui campi di calcio a 5, segue con entusiasmo il Calcio vivendo con particolare trasporto le vicende dell'US Catanzaro 1929.

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